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La fine della primavera di Praga: il 21 agosto incontro a Reggio Calabria

Nella notte tra il 20 e il 21 agosto del 1968 le truppe del Patto di Varsavia (Urss, Polonia, DDR, Ungheria e Bulgaria), con l'eccezione della Romania, intervenivano militarmente in Cecoslovaccha per porre fine alla cosiddetta "Primavera di Praga", quell'esperimento politico e sociale guidato dal premier Alexander Dubcek che si proponeva di realizzare un "comunismo dal volto umano". A quell'evento, martedì 21 agosto presso il Chiostro di San Giorgio al Corso, con inizio alle ore 21,00, l'Associazione Culturale Anassilaos dedica un incontro di approfondimento con la partecipazione del Prof. Antonino Romeo. A guardare oggi, a cinquanta anni di distanza, quei fatti che tanta emozione suscitarono all'epoca - scrive in una nota il Presidente di Anassilaos Stefano Iorfida - sembra quasi di vivere in un altro mondo. L'URSS e il Patto di Varsavia non esistono più; le nazioni che l'accordo di Yalta aveva posto nella zona di influenza sovietica, con governi di tipo comunista, nel breve volgere di un anno, hanno riacquistato la propria completa indipendenza e abbandonato l'ideologia marxista; la Repubblica Democratica Tedesca (DDR) si è unita alla Repubblica Federale di Bonn, dando vita alla Germania di oggi. L'Unione Sovietica si è frantumata nella sue diverse componenti statuali, culturali e linguistiche dando vita a stati indipendenti. L'Europa si è arricchita così di nuove nazioni nate dal suo crollo (Estonia, Lituania, Lettonia, Ucraina, Bielorussia, Moldavia), oppure dalla sanguinosa e cruenta guerra civile nella ex-Jugoslavia (Slovenia, Croazia, Serbia, Montenegro, Macedonia, Serbia) oppure, più pacificamente, dalla divisione consensuale della Cecoslovacchia nelle sue due antiche componenti della Repubblica Ceca (Boemia e Moravia) e della Repubblica Slovacca. Nel non lontano 1968 – prosegue Iorfida - nessuno poteva prevedere questo terremoto geo-politico che, a parte i primi momenti di entusiasmo per la rinnovata libertà dei popoli da tutti noi provata, oggi crea in Europa nuove, inquietanti, tensioni nazionalistiche e quindi politiche che il gelo della ferrea dittatura sovietica aveva tenute ben nascoste oltrecortina. L' analisi dei fatti del 21 agosto, dei mesi precedenti e successivi all'occupazione militare e al processo di normalizzazione, non può dunque prescindere da quanto avvenuto venti anni dopo. Dimostra anzi che quel gesto di forza dell'Urss e dei suoi accoliti, spietato quanto inutile, fu un tentativo, l'ultimo, di puntellare un sistema politico ed economico che non poteva più reggere l'urto dei tempi e che sarebbe imploso dall'interno un paio di anni dopo. In questa ottica anche il pur generoso tentativo di Dubcek, comunista egli stesso, di salvare un sistema politico-ideologico che, al di là delle utopie marxiste tornate oggi di moda anche per le celebrazioni del filosofo di Treviri, non poteva più rispondere ai nuovi tempi, appare quasi velleitario e inutile. Queste considerazioni non intendono sminuire il coraggio di coloro che si opposero ai carri armati sovietici nelle strade e nelle piazze di Praga né il valore del gesto di Jan Palach che nel pomeriggio del 16 gennaio 1969 si diede fuoco in Piazza San Venceslao al centro di Praga, per protestare contro l'occupazione del suo paese né quello di Jan Zajic che si ucccise il 25 febbraio successivo. Tali azioni di civica protesta (pensiamo allo studente di Piazza Tienamen a Pechino che fronteggiava i carri armati o agli studenti cileni che si opponevano, nella immediatezza del golpe di Pinochet, al nuovo regime), spinte talora fino al sacrificio della vita, quasi mai, purtroppo, modificano il corso degli eventi ma danno valore e senso alla libertà che sarebbe parola vuota se taluni uomini e donne di coraggio, nel mondo e nel corso della storia dell'umanità, pur contorta e sanguinosa, non fossero capaci di morire e lottare per essa.