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“Vittorio Emanuele Orlando, il Presidente della Vittoria”: il 7 dicembre incontro a Reggio Calabria

Nell'ambito del ciclo di conferenze sul tema "I Presidenti della Repubblica dalle origini ai giorni nostri", venerdì 7 dicembre 2018, alle ore 16:45 presso il Palazzo della Cultura "P. Crupi", via Cuzzocrea, 48 - Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria – CIS promuove la conferenza "Vittorio Emanuele Orlando, il Presidente della Vittoria". Dopo i saluti del delegato alla cultura della Città Metropolitana di Reggio Calabria e del presidente del Cis Loreley Rosita Borruto, relazionerà il prof. Tito Lucrezio Rizzo, già Consigliere titolare dell'Organo centrale di Sicurezza Segretariato generale della Presidenza della Repubblica, componente del Comitato Scientifico del CIS. Vittorio Emanuele Orlando nel 1911 scrisse che, per una democrazia che non fosse meramente formale, era necessaria la promozione della cultura popolare, al fine di un Parlamento eletto da persone culturalmente consapevoli. Nel 1915 affermò che nell'età aurea della floridezza economica, che aveva preceduto l'entrata in guerra, c'era stato un calo di tensione morale verso la suprema idea collettiva della Patria, dato che il maggior vanto degli italiani era stato riposto nel pareggio di bilancio.


Dopo la disfatta di Caporetto, Orlando sottolineò che i nostri soldati avevano anteposto il loro coraggio ad ogni ragionamento, realizzando" un evento che l'intelletto aveva ritenuto impossibile, fornendo al Governo ed al Parlamento una lezione ed un ammaestramento imperioso: resistere![ .]"
Il 22 novembre 1924, presentato un Ordine del Giorno per il ristabilimento della normalità costituzionale, disse al Duce: "Onorevole Mussolini, non mi domandi che cos'è la libertà. Sono un professore di diritto costituzionale: ma malgrado ciò ed anzi, forse, per ciò, Le dico: non me lo domandi. La libertà non si definisce: si sente!". Eletto alla Costituente, alla seduta del 25 giugno 1946, Orlando, come decano del nuovo consesso elettivo, indirizzò all'Assemblea il suo saluto, auspicando la conciliazione nazionale al di sopra delle divisioni di parte.