Un'altra Calabria tra Africo e Milano

Il 18 ottobre a Milano al cospetto dell'opera monumentale di Domenico Fazzari dal titolo "80 mq di silenzio" in mostra dal 29 giugno in quella che fu la chiesa di San Sisto, in seguito Studio-Museo Francesco Messina, si sono tirate le fila di una esperienza che ha voluto sovrapporre all'altare bombardato della chiesa-studio di Milano, quello dipinto dall'artista calabrese che ritrae l'interno abbandonato della chiesa di Africo Vecchio in Calabria. Tra gli ospiti illustri, artisti, intelettuali, attori, la delegazione di Africo con sindaco e assessori, c'era in prima fila anche il direttore di Palazzo Reale Domenico Piraina che ha lasciato la mostra appena allestita "Dentro Caravaggio" (per la prima volta venti opere riunite che attirano impressionanti file di visitatori ogni giorno) per ascoltare e vedere un'altra Calabria, per riflettere sui temi dell'abbandono e della Filoxenìa con la visione delle immagini e l'ascolto dei racconti della Calabria greca di cui l'antropologa Patrizia Giancotti si è fatta portatrice, con le illuminanti riflessioni proposte dall'antropologo Vito Teti, autorevole ispiratore per quanti hanno voluto immergersi in questa ricerca. Centinaia di milanesi sensibili ai temi dell'arte e dell'antropologia, calabresi che vivono a Milano, altri che ci sono venuti da lontano, turisti, hanno seguito l'ampia riflessione sul nostro territorio che si è fatta spunto per considerazioni di carattere universale con l'intervento di Alice Giulia Dal Borgo docente di geografia regionale alla Statale di Milano e con la moderazione di Maria Fratelli direttrice del Museo. Tutti raccolti all'ombra dell'opera evocativa ed enigmatica che ci parla di una Calabria metafora del nostro tempo, tra le sculture di Francesco Messina, a due passi dal Duomo, una pittura monumentale e quantomai pertinente all'interno dello spazio già sacro, e grazie all'artista Domenico Fazzari, oggi laicamente risacralizzato. (Nella foto di Giancarlo Marino, le sculture di Francesco Messina, Patrizia Giancotti e Vito Teti).