"Stige", Legambiente: "Attacco criminale contro la nostra terra"

"C'è un tessuto di imprese oggi sotto il giogo della 'ndrangheta che possono essere recuperate e liberate dalla dipendenza criminale. Il destino della Sila è nelle mani dei cittadini, delle imprese e delle istituzioni sane che devono saper reagire in maniera forte e autorevole". E' quanto si afferma in un comunicato di Legambiente Calabria a seguito della maxi inchiesta Stige della Dda di Catanzaro coordinata dal procuratore Nicola Gratteri. "I risultati dell'inchiesta - prosegue il comunicato - restituiscono una realtà criminale del territorio che va dall'Alto Jonio all'altopiano silano, tra le province di Crotone e Cosenza, estremamente preoccupante perché, secondo gli investigatori che sono riusciti a ricostruire 15 anni di storia criminale del clan Farao-Marincola, la presenza delle cosche negli enti locali mette a rischio la stessa libertà di voto. Gli investigatori, oltre a chiedere ai calabresi di reagire, hanno sottolineano pure che la pericolosità della 'ndrangheta non è solo nella sua capacità di controllare il territorio, ma anche nella sua enorme ricchezza che gli consente una straordinaria capacità corruttiva". "L'inchiesta svela - è detto ancora nel comunicato - anche un attacco criminale all'ambiente e alle attività boschive, la principale attività economica presente in Sila, e gli affari della 'ndrangheta nel settore boschivo sono il filo rosso che tiene unito un territorio che amministrativamente è separato, ed è la Sila con il suo Parco nazionale l'epicentro e il teatro in cui si svolgono le azioni criminali del clan. Lo sfruttamento illegale dei boschi, il pascolo non autorizzato sulle terre pubbliche, la gestione delle aste boschive delle proprietà forestali pubbliche, oltre al controllo della filiera dei prodotti di origine forestale, sono una parte corposa del business criminale che l'inchiesta Stige ha accertato. Per gestire tutti questi affari sporchi, oltre alla corruzione di funzionari pubblici e alla complicità di amministratori locali, il clan ha messo in atto un modello organizzativo estremamente efficace che prevede la 'delega' completa sul controllo delle attività illecite nel settore forestale a un uomo di fiducia che sovraintende su tutto il territorio del Parco nazionale.

Un plenipotenziario della 'ndrangheta per la Sila che gestisce i traffici illeciti, condiziona la politica, corrompe funzionari pubblici, convince gli imprenditori riottosi a far parte del sistema illegale, e distribuisce utili ai clan. Insomma una gestione 'manageriale' del crimine organizzato che è il punto di forza del clan Farao-Marincola, grazie al quale può operare fuori dalla sua provincia di riferimento con il placet degli altri locali di 'ndrangheta, che in cambio ottengono una parte dei proventi degli affari illeciti del settore boschivo, e soprattutto si possono rivolgere al locale di Cirò nel caso serva ospitare latitanti di 'ndrangheta in Sila".