Oscurato dalle Politiche e privo di sfide importanti, questo voto può ugualmente dirci qualcosa

marrellilucasindacomagisanodi Mario Meliadò - La prima considerazione rispetto al voto amministrativo che ci siamo appena lasciati alle spalle è che, stavolta come e più di altre volte, è ormai chiaro che la diserzione delle urne non è (solo) frutto dell'importanza della posta in palio, ma di una disaffezione chiara e netta dell'elettorato rispetto al significato della contesa politica.

La tornata elettorale di domenica scorsa, in Calabria ma nell'intero Paese, è scivolata via nel disinteresse generale.

Scarsissima copertura mediatica, che del resto in campagna elettorale era stata inesistente, visto l'appuntamento obiettivamente del tutto privo di sfide importanti e interessanti su larga scala: basti pensare che non c'erano Provinciali, che le Comunali toccavano meno di un decimo dei Comuni italiani e riguardando giusto 20 capoluoghi di provincia, non certo dei più importanti se eccettuiamo l'interessantissima partita siciliana di Messina e Catania.

Soprattutto, questo voto è stato sfortunato... Le Politiche svoltesi tre mesi e una settimana prima – il 4 marzo –, evenienza non particolarmente ricorrente visto che sovente si prediligono strumenti adatti a limitare costi e confusione nella testa dei votanti come l'election day, e ancor più il caos politico-istituzionale facilmente prevedibile alla luce dello sventuratissimo Rosatellum, e poi nel caso concreto la lunga, estenuante, vivisezionata, tortuosa, estenuante strada che ha condotto alla formazione del Governo pentaleghista, hanno completamente oscurato e fagocitato l'ipotesi che, dopo il voto del 4 marzo, ci fosse effettivamente un altro voto.

La cosa, intendiamo, era ben presente esclusivamente nella testa delle (ridottissime) comunità direttamente interessate, ma è totalmente sparita dall'agenda politico-mediatica e da un'effettiva presa di coscienza dell'opinione pubblica su vasta scala.

Anche in questa chiave si possono leggere i 6 punti percentuali d'affluenza perduti su scala nazionale (solo Campania e Puglia hanno avuto una media regionale d'affluenza sopra il 65%: dall'Emilia Romagna al Piemonte, dal Veneto alla Lombardia nelle regioni settentrionali a votare c'è andato sì e no un elettore su due...), con un consequenziale -3,1% d'accesso ai seggi anche in àmbito calabrese.

Il decremento di votanti è stato pressoché uniforme in tutt'e cinque i territori provinciali, peggior performance nel Vibonese col 54,5% ad attestare la perdita di 4 punti d'affluenza rispetto all'occasione immediatamente precedente.

In alcuni centri calabresi, poi, non ha retto neppure lontanamente la logica del voto di prossimità, la possibilità di scegliere col proprio suffragio il proprio sindaco. Nella minuscola Candidoni, nella Piana di Gioia Tauro, s'è fatto timbrare la tessera elettorale un elettore su cinque (!), con un eloquente -16,1% d'affluenza; dato analogo nella non lontana San Pietro di Caridà e, nella Sila Greca cosentina, a Terravecchia. Nel Vibonese, si perde per strada il 13% d'accesso alle urne a Dinami.

Raro caso virtuoso Magisano, centro del Catanzarese di 1.200 anime (+15% d'affluenza: ma si tratta anche dell'unico centro in Calabria e dei pochissimi su scala nazionale in cui l'affluenza ha sfondato il 'muro' del 70%). In genere, però, a "tenere" dal punto di vista dell'affezione al voto sono stati i centri politicamente più rilevanti come Locri e Gioiosa Jonica, ovvero luoghi come San Procopio in cui s'è affacciata repentina la possibilità di un'inversione di marcia rispetto all'Amministrazione uscente.

In effetti, l'ex assessore provinciale a Cultura e Legalità Eduardo Lamberti-Castronuovo è stato tra i pochissimi sindaci non riconfermati a questo giro (7 su 23, quanto alla scena calabrese), battuto dal nuovo primo cittadino Giovanni Giunta, sebbene per 12 suffragi soltanto. Se lo vorrà, resterà in Consiglio: comunale, però.

Sì, perché il dato politicamente forse più rilevante del voto è che nel Reggino a vario titolo erano in gioco le sorti di tre consiglieri metropolitani in carica.

A Gioiosa Jonica, Salvatore Fuda ha largamente conquistato il "biglietto" per il suo mandato-bis, che naturalmente gli consente di restare in carica anche come consigliere metropolitano.

A Condofuri, il primo cittadino uscente Salvatore Mafrici (consigliere metropolitano del Pd) ha scelto di tirarsi fuori all'ultimo e lascerà dunque Palazzo Alvaro proprio come Lamberti (che solo da poco aveva aderito al neocostituito gruppo consiliare di Forza Italia a Palazzo Alvaro), l'unico dei tre a risultare sconfitto dopo essersi messo in gioco. Tecnicamente, la certezza che Mafrici e Lamberti-Castronuovo non faranno più parte dell'Assise metropolitana arriva dal combinato disposto dell'articolo 31 comma 5 dello Statuto metropolitano («I consiglieri metropolitani decadono per cessazione dall'incarico comunale») e della "legge Delrio" . La legge numero 56 del 2014, in particolare, al primo comma dell'articolo 25 recita: «La cessazione dalla carica comunale comporta la decadenza da consigliere metropolitano» (così come d'altronde previsto per i presidenti delle "nuove" Province: se perdono la sindacatura, lasciano anche la guida dell'Amministrazione provinciale di riferimento, sancisce la "Delrio").

Politicamente, poi, Mafrici non era certo uscito di scena alla chetichella.

Nel suo commiato pubblico aveva tuonato contro «un paese profondamente diviso, anzi gravemente diviso»: la sua Condofuri, in cui nella sua analisi «troppi sono ancòra gli interessi privati che non intendono lasciare spazio agli interessi collettivi ma che mirano, anzi, a limitare, fino a distruggere sempre più questi ultimi», con scenari politici che avrebbero incarnato «la chiara manifestazione di logiche di potere che – parole di Salvatore Mafrici – non possiamo che definire 'deleterie' per il paese».

La scelta opposta di Lamberti di tentare il "bis" nel centro tirrenico cui aveva impresso una sferzata di operatività, invece, si può comprendere fino a un certo punto. Nel vuoto cosmico generato dal mix del terreno franoso su cui poggiano ormai i piedi di Forza Italia in tutta la Calabria e dell'ancor timida ascesa di altre forze di centrodestra nella nuova conformazione (Lega-Sovranisti e Fratelli d'Italia), il nome dell'imprenditore della Sanità insieme a quello di pochi altri (Giuseppe Bombino, Tilde Minasi e, all'insegna di un qualche rassemblement civico trasversale, Angela Marcianò, viste le radici politiche di chi, però, fino a una manciata di giorni fa sedeva nella segreteria nazionale del Partito democratico) circolava, a ragione, tra quelli ipotizzabili per l'ascesa a Palazzo San Giorgio, fra un annetto, sul fronte del centrodestra.

A differenza dei possibili candidati citati (e di altri, che pure ci sono) Lamberti si sarebbe potuto avvalere di una "corsia preferenziale", quantomeno rispetto a Forza Italia, visto il più che positivo rapporto col neodeputato e coordinatore provinciale azzurro Ciccio Cannizzaro. Ma dopo la sconfitta a San Procopio difficilmente il suo nome potrebbe adesso essere speso come nome vincente in una battaglia difficile e delicatissima come quella di Reggio Calabria (peraltro, già affrontata e nettamente perduta dall'interessato 11 anni fa contro un Peppe Scopelliti allora in grado di stravincere qualsiasi sfida elettorale).

Come sempre, poi, la disposizione puntiforme dei centri chiamati alle urne ha scoraggiato sfide politiche nel senso più stretto del termine, facendo proliferare le liste civiche anche lì dove, almeno in teoria, la contrapposizione fra partiti poteva stagliarsi chiara e netta.

Il caso di Locri, il Comune più importante dei 49 che hanno sentito risuonare l'appello a fare ingresso in cabina elettorale, ci dice già molto: un uscente con chiarissima identità di centrodestra, Giovanni Calabrese, la cui forza elettorale già ben si conosceva, come da tradizione ha comunque indossato i panni di una lista civica. Dopo il suo trionfale 70%, che alle alchimie politiche di Sinistra-Destra-Centro (con la "migrazione" di Vincenzo Carabetta, candidato sindaco che non è riuscito a tenere il passo elettorale di Calabrese, dell'ex assessore all'Ambiente Alfonso Passafaro, persino dell'ex primo cittadino destrorso Francesco Macrì), Calabrese per personalità e popolarità entra di diritto tra i nomi più significativi del centrodestra in questa fase, con possibile facile proiezione su prossimi, ravvicinati appuntamenti elettorali d'altro tipo.

Notevole, peraltro, il successo personale del vicesindaco uscente Raffaele Sainato, che sfiora le 1.200 preferenze, e dell'assessore uscente alle Attività produttive Anna Baldessarro, che varca quota 850.

Affermazioni locresi che però si sposano con una fiducia assegnata in molti casi ad amministratori di centrodestra, o comunque in vario modo riconducibili a quell'area.

Ma vi sono anche diversi altri casi politicamente pregnanti.

Assai significativa la vittoria di Stanislao "Nuccio" Martire alle prime Comunali di Casali del Manco, la nuova realtà amministrativa in provincia di Cosenza nata dal merger di Pedace (di cui proprio Martire è stato primo cittadino), Serra Pedace, Trenta, Casole Bruzio.

Un successo significativo perché ottenuto contro un altro ex primo cittadino dell'area, l'ex amministratore di Casole Bruzio Salvatore Iazzolino (distanziato, peraltro, solo di 30 suffragi) e contro l'esponente di Cinquestelle Peppino Curcio, che raccatta giusto il 10% dei consensi in una zona in cui i pentastellati avevano imperversato solo tre mesi prima.

Ma i pentastellati "imbarcano acqua" pure altrove (palmare il caso di Castrolibero, dove Michaela Anselmo arriva ultima non centrando neppure l'8% dei suffragi, a fronte del plebiscito del 68% con cui uno dei tre pilastri della "Grande Cosenza" ha confermato il primo cittadino uscente Giovanni Greco).

Ma certo in provincia di Catanzaro – tornata amministrativa insignificante o meno – impressiona a Magisano il 98% di Luca Marrelli (nella foto), candidato sindaco che fa trionfare la sua civica "Volare verso il futuro", lasciando letteralmente le briciole (19 suffragi, in cifre assolute) al rivale della lista "Legalità e sicurezza" Serafino Gallo.

E lascia il segno all'opposto, nel dopo-Repaci, la vittoria al fotofinish a Fiumara di Muro di Vincenzo Pensabene: con la sua "Fiumara ÈWiva" sopravanza il competitor di "Insieme per Fiumara" Vincenzo Belle di due suffragi solamente.

Tra gli altri dati, nel Marchesato a Petilia Policastro – il paese dell'indimenticabile, indimenticata Lea Garofalo – rivince col 59,1% Amedeo Nicolazzi, tra i purtroppo numerosi amministratori della cosa pubblica in Calabria fatti segno d'episodi intimidatori a ripetizione.

Ma rimane sempre largamente minoritaria la presenza delle donne nei vari Palazzi di città: anche a questo giro, sono 6 (tre delle quali riconfermate) su 49 amministratori appena eletti. Poco più del 12 per cento.