La Festa dell’Unità a Rogliano e i dolori di un Pd che non si sa neanche se vivrà fino al 16 dicembre. Puccio abbottonato sui nomi: “Il Congresso regionale? Il nostro popolo ci chiede di stare uniti, va ascoltato”

pucciogiovanniildispacciodi Mario Meliadò - «Eh sì, Presidente, ormai comanda Reggio Calabria... Ma viene, il sindaco Falcomatà? Eh, io conoscevo il padre... quello era un grandissimo sindaco...». Così un vigile urbano si rivolge a Nicola Irto, presidente del Consiglio regionale, che sta arrivando per partecipare a un dialogo col capogruppo del Partito democratico a Palazzo Campanella Seby Romeo.

Alla terza e ultima giornata della Festa dell'Unità regionale svoltasi a Rogliano – nella valle del Savuto, in provincia di Cosenza –, celebratasi ieri, chiuderà poi l'intera manifestazione il presidente della Giunta regionale Mario Oliverio; ma sono i circoli a 'farla da padrone'. E mentre nei paraggi della Villa comunale e in piazza San Domenico incontri Aldo Canturi e Rosario Rocca e Leo Pangallo e molti altri eletti, quadri, dirigenti del Pd, Reggio ne porta qualcosa come 51, forse l'80% del totale di quelli rappresentati.

Parecchia gente e tanti crocicchi. «Ma come va, in vista del Congresso?». «E tu che ne pensi, di questa cosa di Marco Minniti? ...Secondo me, è solo una cazzata, per avere visibilità e poi contrattare posti di rilievo con Zingaretti...». «No, scusa, ma perché, il partito ci arriva al Congresso? Secondo me, ci sono ottime probabilità che si sfaldi tutto prima...».

Mentre si alternano anche giovani dirigenti di rilievo, da Francesco Danisi al segretario regionale dei Giovani Democratici Mario Valente ad Anna Pittelli, inevitabile per il Dispaccio porre qualche domanda al segretario regionale organizzativo del Pd Giovanni Puccio che, particolare non certo irrilevante..., è anche commissario della tumultuosa Federazione reggina.

Puccio, intanto il 16 dicembre si va a Congresso regionale... o no? Beh, se questo Congresso si fa, significherà anche l'indicazione di una nuova e legittimata leadership interna al partito...

«...Intanto, bisogna ancòra avere certezze. Avendo io la funzione di presidente della Commissione per il Congresso, e visto che il nostro compito tra l'altro è di redigere un Regolamento che la Direzione regionale del Partito democratico dovrà approvare, dobbiamo aspettare le decisioni della Direzione. Per cui, per il 16 dicembre c'è un'ipotesi e fin qui resta tale; ma certezze ne avremo soltanto quando arriverà il 'via libera' della Direzione regionale del Pd, e allora avremo tutta la fase congressuale».

Già. E che tempi ci vorranno, però?

«I tempi saranno quelli necessari per ragionare tra di noi e far ragionare la stessa Direzione regionale... i tempi normali che si richiedono per queste cose...».

Ma dicevamo del nuovo segretario da eleggere. Che dire su Ernesto Magorno, e sulla situazione che lo vede segretario dimissionario da mesi?

«Credo che dobbiamo solo ringraziare il senatore Ernesto Magorno per il lavoro che ha fatto, gestendo il partito in un momento anche difficile. Credo che lui abbia lavorato bene, sia quanto alla capacità d'interlocuzione col Governo centrale e col Governo regionale, s'è fatto promotore di una serie d'iniziative che avevano al centro l'interesse collettivo... credo abbia svolto la sua funzione in maniera abbastanza dignitosa»

E quale identikit dovrebbe avere il nuovo segretario regionale dèm, secondo lei?

«Lei mi fa una domanda politica, e allora io rispondo politicamente... Credo che noi dobbiamo superare i limiti, veri, che abbiamo avuto complessivamente come partito a livello non solo regionale, ma anche nazionale: autoreferenzialità e litigiosità. Io sono stato tra quanti hanno partecipato alla manifestazione del 30 settembre a Roma. Una classe dirigente che vuole ambire ad avere tale funzione deve ascoltare il suo popolo: quel popolo gridava ad alta voce 'unità!'. Io aggiungo che, oltre all'unità, per ripartire veramente occorrono umanità e umiltà, due Valori che, insieme all'unità, sicuramente ci consentiranno di recuperare un rapporto importante col nostro popolo e, insieme al nostro popolo, determinare momenti di grande discussione. Perché abbiamo bisogno in questo momento di riprenderci innanzitutto il rapporto con il nostro popolo».

...Visto che nomi non ne farebbe neanche a scuoiarla, diciamo che la caratteristica "numero 1" la ravvisa nella non-divisività, nell'unitarietà, giusto?

«Assolutamente».

Riflessione valida anche in chiave nazionale? C'è quest'ipotesi di Marco Minniti, cruciale dirigente piddino proprio di Reggio Calabria: ci sono adesioni da un po' di sindaci, ma sappiamo tutti che non basta. In un momento in cui ci sono pulsioni, ci sono già personaggi come Nicola Zingaretti in campo da mesi, rispetto alla 'renzianità' con cui, a torto o a ragione, la proposta-Minniti è stata bollata, è una proposta adeguata?

«...Lei giustamente fa il suo mestiere... vuole portarmi su un terreno che rischia d'essere 'minato'... Anche qui, al di là dei nomi: anche perché parlare di Marco Minniti credo sia superfluo per competenza, spessore, capacità di direzione politica... io preferisco tornare al discorso di prima. Credo che in questo momento noi abbiamo un problema che non riguarda affatto il solo Partito democratico, ma concerne l'intero Paese: c'è un problema per esempio di come affronteremo le Europee. Il passaggio dell'eurovoto sarà un passaggio storico, vista la contingenza...».

Vabbè, d'accordo. Però torniamo al Congresso. Cosa mi sta dicendo, segretario? Che la nuova leadership non è un problema di nomi su scala regionale o nazionale, ma solo di metodo, di convergenze?

«...Non solo di metodo. Noi abbiamo bisogno di un Congresso 'vero'».

In altre parole: la contendibilità delle posizioni di vertice non è un problema che inventiamo noi... esiste, no?

«Eh certo... diamo il messaggio che abbiamo bisogno di un partito che è utile. Utile al popolo del Pd, utile al Paese, utile all'Europa... Anche su questo, quindi, abbiamo bisogno di recuperare un ancoraggio politico-culturale e un approfondimento sul piano del progetto politico che è stato oggettivamente messo in crisi; ma non solo in Italia... Dunque, siamo davanti a un problema su scala continentale su come il riformismo, le forze progressiste possano ricominciare a riguadagnare posizioni in Europa, per contrastare questa Destra. E anche qui voglio essere chiaro: non si tratta di populismi o sovranismi, si tratta di due vedute politiche diverse. Noi dobbiamo organizzare il nostro campo, che è un campo dei riformisti, dei progressisti, cercando d'andare anche oltre le forze democratiche, le forze civiche che condividono con noi i Valori democratici».

...Un "campo" largo quanto, Giovanni Puccio? Voi spesso fate perno su associazioni, civismo, 'società civile': molti di questi soggetti però dopodomani daranno vita a un sit-in di solidarietà rispetto a un simbolo della lotta per i Diritti, il sindaco (sospeso) di Riace Mimmo Lucano. Però in tutta la vicenda-Riace la solidarietà del Pd è apparsa tiepida. Voi del Partito democratico martedì non ci sarete, vero?

«Io credo che tutti noi, a partire da me nella mia funzione, ma tutti i rappresentanti istituzionali abbiamo fatto la nostra parte in questa vicenda. E lo stesso Mario Oliverio è 'uscito' con grande coraggio sulla vicenda di Mimmo Lucano. Al contempo credo però, mi scuserà..., che non sia questa la domanda da porre: credo che la politica abbia bisogno di soggetti politici. E credo che il Pd debba recuperare questa possibilità, di mettere in campo un'azione riformatrice...».

...Ok, certo, le riforme. Ma questi, lo sa benissimo, sono campi 'paralleli'. Dunque, ci perdoni se siamo diretti: martedì prossimo, il Pd manifesterà per Lucano?

«Mah, io credo che non sia questa la questione. Credo che abbiamo dato sostegno a Mimmo in un altro modo, attraverso le rappresentanze, abbiamo partecipato con una buona partecipazione. Ma, a differenza di altri, noi crediamo che l'azione della magistratura debba fare il suo corso... poi, nel merito, io sono un garantista sempre. Sono un garantista sempre. Credo nella magistratura, la sua azione farà il suo corso... ma lì si tratta di discutere di un Modello; un modello che ha dato anche risposte a un problema oggi fondamentale nel nostro Paese, e che dev'essere salvaguardato, perché è un punto importante, è un ottimo esempio in materia d'integrazione, che è uno strumento irrinunciabile quanto all'immigrazione».

Eh, giusto. Solo che, mentre parliamo (l'intervista è stata realizzata ieri pomeriggio, ndc), arrivano i primi scritti e i primi take d'agenzia che ci dicono che il ministro dell'Interno Matteo Salvini di fatto "ha chiuso" l'esperienza di Riace, per la quale la Calabria è famosa nel mondo per l'accoglienza ai migranti...

«Certo non posso sostituirmi al ministro dell'Interno... ma è chiaro che non siamo d'accordo».

da mettere DENTRO il pezzo verso la fine se si può....E certo dopo quest'ondata di realismo condito di punte d'amarezza, ma anche di un certo revanscismo politico, servirebbe qualcosa dal retrogusto dolce.

Sulla strada del ritorno – per chi come noi è della Calabria Ultra –, c'è un nome scritto coi rassicuranti caratteri della Nutella, con tanto di coltello da cucina a suggerire di spalmarla su una fetta di pane, come quando si era bambini. Una delle personalizzazioni lanciate da un po' di tempo fa per i vasetti di questa crema alle nocciole.

Come da foto, c'è scritto "Marco".