Calcio
 

Reggina, così parlò il socratico: "In B entro cinque anni"

praticomocassinidi Paolo Ficara - Ipse dixit. Un'altra stagione in Serie C senza presentarsi, almeno ai nastri di partenza, come squadra da quartieri alti, ammazzerebbe definitivamente il calcio a Reggio. Sarebbe, infatti, la terza consecutiva senza un'ambizione superiore a quella del Monopoli o del Siracusa. Già non lo si accettava 30 o 40 anni fa, quando si era ancora lontani dal vivere i fasti della Serie A. Ma la tifoseria non era di certo assente, spenta o, ancor peggio, prona.

Il "vogliamo migliorarci e puntare ai playoff", parole pronunciate dal socio giovane della P&P Sport ai microfoni di La C, non fa schizzare alcun tipo di entusiasmo. Cosa avrebbe dovuto dire, di diverso? Vogliamo peggiorare e puntare ai playout? Qui il discorso va affrontato senza mezzi termini: per la Reggina, l'unico modo per dare un senso alla prossima stagione è puntare alla Serie B. A prescindere dai nomi dei dirigenti o dall'entità delle risorse.

Il socratico sa di non sapere, come ormai dimostrato dalla smentita sull'arrivo di La Camera o dall'uovo di Pasqua donato, a favore di fotocamera, ad un dirigente ormai esonerato. Supponiamo però che goda di ottima memoria, quindi si ricorderà di aver pronunciato per due volte la stessa frase: "Entro 5 anni vorremmo restituire alla nostra gente la Serie B". Lo dichiarò nel novembre 2015 a Keep Radio e nel settembre 2016 a www.reggiodilettanti.it.

Se dobbiamo far partire il conto dalla prima dichiarazione di questo tipo, formulata quando era a capo della Reggio Calabria in Serie D, di anni ne sono trascorsi tre. Ed era normale che nessuno potesse pretendere la luna, specie dopo gli sperperi in categoria dilettantistica ed al primo anno di professionismo. Ma ci avviamo verso il quarto campionato. Significa che, nella stagione 2019/20, il conteggio sarà esaurito.

Non ci sono le risorse? Si punterà ancora sulla valorizzazione dei giovani? Perfetto, ci si faccia prestare i migliori giovani in circolazione. A dicembre, se con un lavoro di equipe la Reggina sarà tra quarto e sesto posto in classifica, si prendano i soldi delle valorizzazioni per inserire due calciatori di spessore e puntare alla vittoria nei playoff. Altrimenti, parliamo del nulla. Un'altra annata all'insegna del vivacchio non può rappresentare un passo in avanti, nella speranza che prima o poi arrivi Babbo Natale o che ci si ricordi di qualche riserva aurea.

A gennaio 2017, l'Akragas svendeva i cartellini dei suoi migliori calciatori (Gomez, Zanini, Marino, Salandria e Carillo, tutti a squadre di C), proseguendo con la politica dei giovani per raggranellare il più possibile dal minutaggio. Abbiamo tutti visto la fine che ha fatto. Se questo discorso non ha retto ad Agrigento, a maggior ragione a Reggio Calabria si otterrebbe, come unico effetto, di desertificare ancor di più lo stadio. E fin qui, in tal senso, si sta andando avanti con i biglietti ad un euro.

Dopo un tavolo di trattativa fatto saltare per la cessione societaria, e l'annuncio di una programmazione per l'anno venturo, è giusto dare dei contorni oltremodo precisi a questi progetti. Altrimenti, è meglio staccare la spina senza attendere di arrivare alla canna del gas, per non ripetere un errore già commesso nel 2014. Le parole se le porta via il vento, la realtà dice che già ad ottobre 2017 si è ricorso al fondo di sostegno della Lega Pro, per alcune decine di migliaia di euro. Somma simile, contestata dal Tribunale col recente decreto ingiuntivo. L'affitto del Sant'Agata, in ogni caso, scade il 30 giugno. In tre anni non si è costruito nulla, serve l'umiltà per lasciare spazio ad altri "costruttori".