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Unical, FGC: "Aumentare numero appelli per esami"

Ha ufficialmente inizio in questi giorni la petizione indetta dai militanti del Fronte della Gioventù Comunista dell'Unical per ottenere l'aumento del numero degli appelli d'esame. La petizione richiede di raddoppiare il numero attuale, passando da cinque a dieci appelli annuali. «La cattivissima gestione degli appelli d'esame, e il loro numero limitato rispetto ad altri atenei, contribuiscono a far andare gli studenti fuori corso – afferma in una nota il FGC – creando discriminazione di classe fra chi può permettersi di studiare da fuori corso e chi deve interrompere gli studi per problemi economici, visti gli svantaggi a cui è destinata questa categoria di studenti». La gioventù comunista dell'Unicaldenuncia infatti l'assenza di tutti gli appelli previsti dal regolamento d'ateneo in molti corsi di laurea, oltre che la costantecoincidenza di giorni e orari per appelli di materie diverse.

«Rivendichiamo l'applicazione su tutto l'Ateneo di un'unica normativa per l'istituzione degli appelli; l'introduzione di 10 appelli annuali; la lunghezza della sessione di esami fissata tra i 45 e i 65 giorni; l'eliminazione dei divieti per la ripetizione delle prove d'esame; la libertà di sostenere gli esami a prescindere dal versamento delle tasse; l'adeguamento dei regolamenti didattici di Dipartimento e Corso di Laurea sulla base di queste regole». «Sappiamo che questa lotta non può risolvere il problema principale – conclude la nota del FGC – che è la discriminazione tra chi proviene da famiglie ricche e chi ha difficoltà a proseguire gli studi per motivi economi. Vogliamo che questa vertenza sugli appelli sia il punto di inizio di una grande lotta contro l'università di classe, per la gratuità dell'istruzione e la qualità della didattica, che oggi sono sotto il massacro di tagli e privatizzazioni inflitti dai governi per gli interessi delle grandi imprese. Siamo sicuri del fatto che un'università per tutti sia possibile solo lottando contro questo sistema, che oggi impone a noi giovani solo esclusione di classe e un futuro di sfruttamento e disoccupazione».