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Scura: “Il mio libro è il mio ultimo atto d’amore per la Calabria… Ora basta generali: alla Sanità calabrese serve gente esperta in materia, che sappia mettere il dito nella piaga”

scuramassimo18magdi Mario Meliadò - Non ne è molto felice, eh. Ma oltre metà del suo libro, Calabria Malata, l'ex commissario governativo per il Piano di rientro della Regione Calabria dal maxidebito in Sanità Massimo Scura l'ha dedicato ai (tormentati) rapporti con la classe politica calabrese, che - senza farci troppi giri intorno - a suo avviso ha spesso riempito i propri corregionali di balle e di malgoverno. Almeno in materia sanitaria...

Però la Calabria, almeno secondo il diretto interessato, l'ha riamato.

Scura, lei ha dedicato il suo libro alle calabresi e ai calabresi. Che però, durante il triennio del suo mandato, non sempre hanno dimostrato d'amare il difficile ruolo che esercitava...

«Mi sento di dire il contrario... Le persone mi hanno sempre dimostrato grande vicinanza. Lei non immagina quanta gente per strada mi fermava per dirmi "vada avanti così, non molli!". Chiaramente, c'è differenza però tra coloro che hanno ricevuto servizi sanitari e l'"opinione pubblica", che è influenzata soprattutto da quegli opinion leader che ne stimolano il parere. E se il presidente della Regione, molti politici, tanti sindaci dicono e scrivono che la Sanità calabrese è tutta un disastro, che i Livelli essenziali d'assistenza sono in calo e invece non è vero, che i conti vanno male e non è assolutamente vero nella misura in cui l'hanno voluto far apparire, che la mobilità passiva è di 300 milioni di euro l'anno, che era vero ma adesso il dato è in calo, e infatti i dati del 2017, che conosciamo solo oggi perché ci vogliono due anni per comunicare ed elaborare i flussi, ci dicono che la mobilità passiva è calata di 22 milioni di euro... beh, se tutto questo accade è normale che l'opinione pubblica ne risenta, non essendo composta di persone informata di come vanno effettivamente le cose ma che dà credito soprattutto a cose che dicono altri».

Se sono state messe in giro delle frottole Calabria Malata potrebbe risultare uno strumento interessante, no?

«Certamente: questo libro cerca anche di colmare il gap di conoscenza per le persone, che troppo spesso ascoltano quelli che vanno in tv, quelli che scrivono sui giornali... E qualche volta anch'io sono stato "costretto" a intervenire ma in tv non ci sono andato. O meglio: mi hanno chiamato e io non ci sono andato, oppure sono venuti a sentirmi».

Ecco, questo tuttavia è un periodo in cui di Sanità calabrese si parla quasi esclusivamente tramite controverse documentazioni televisive: meritano?

«Se si riferisce alle "Jene" Mediaset, fanno il loro mestiere e si sono concentrate soprattutto su Reggio Calabria e Locri. Hanno intervistato anche me, su questi argomenti: e io non ho difficoltà a dire che quella di Locri in particolare, come ho anche scritto nel mio libro, è una realtà molto molto speciale: basti pensare che è il Comune più assenteista d'Italia, per capire che qualcosa di serio non va».

...E in effetti lei traccia un parallelismo interessante tra quel Comune e quanto accade a Locri in àmbito sanitario. Ma più in genere, del territorio di Reggio Calabria scrive "è una provincia fuori dall'Italia"... Per sempre, secondo lei?

«Mah, partiamo da un dato concreto. L'Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria è stata sciolta per infiltrazioni 'ndranghetistiche per ben due volte: sembra una cosa talmente "usuale", che non ne parla nessuno... Cioè, noi a Reggio abbiamo un cancro e invece di curarlo con la chemio o con la cobaltoterapia, lo curiamo con l'aspirina. E che fa lo Stato? All'Asp manda un "prefettino", incaricandolo di gestire la realtà più difficile d'Italia...».

D'accordo, ma la volta prima c'era stato mandato il "numero 3" dell'Arma dei Carabinieri: uffici blindati sotto il profilo legalitario, ma quanto a prestazioni sanitarie erogate com'era andata a finire?

«Già, ma lei mi aiuta a dire... Il punto è proprio che non sono i prefetti né i generali a poter risolvere i problemi della Sanità reggina e calabrese: occorrono persone qualificate e competenti in materia, che sanno mettere il dito nella piaga. Io, accettando l'incarico di commissario governativo, pensavo che quello fosse il mio ultimo atto d'amore per la Calabria: poi ho scoperto che ne ho fatto un altro, che è il mio libro».

Nel volume ricorda episodi che incarnano altrettanti snodi, no?

«Certo, ad esempio quando mi sono autonominato "soggetto attuatore": in pratica, direttore generale dell'Asp di Reggio Calabria. Perché? C'erano troppe cose che non andavano per il verso giusto, dalle assunzioni alla fatturazione, dalla dialisi alla costruzione di opere alle strutture psichiatriche, che non prendevano i soldi perché tuttora illegittime. Nel giro di tre mesi io ho risolto questi problemi, perché so come funzionano i processi che arrivano a creare inghippi nella fatturazioni, ad avere strutture "fuorilegge" e così via. E immediatamente ho aperto le assunzioni, per la fatturazione ho prodotto la "969" che ha creato il caos, ma solo da parte di quelli che ne approfittavano... Dicevo: cosa vuole che ne sappia un Prefetto o un generale? Lo stesso vale per il generale Saverio Cotticelli mio successore nell'incarico di commissario: bravissima persona, tanto squisita quanto non competente in materia gestionale tout court, e poi specificamente nella delicata materia della gestione sanitaria. Basta guardare i decreti commissariali che ha fatto: ma di che stiamo parlando?».

Scura, lei è molto critico coi "generali in Sanità": ma perché, col Presidente della Regione nelle vesti di commissario – come già abbiamo visto in Calabria, come accaduto in Campania più di recente con De Luca – sarebbe meglio?

«Prendiamo la Campania del governatore De Luca. Io non esprimo giudizi su di lui né, quanto alla Calabria, su Scopelliti che da Presidente della Regione ebbe lo stesso incarico; però questa gente ha a disposizione un Dipartimento, diciamo un Assessorato, che è una falange, è un esercito di persone competenti, che supportano il commissario, che sia un politico o un altro. Meglio se è un altro!, perché il controllore non può essere anche il controllato... Perché non può essere supportato un uomo "legge & ordine"? Ma perché come nel caso del generale Cotticelli è un tecnico, e i tecnici si suppone che, a differenza dei politici, siano competenti rispetto alla materia di cui sono chiamati a occuparsi...».

In Calabria Malata noi però leggiamo più volte del suo scoramento per essere stato lasciato solo da Roma. Come lei sa, la versione di un ministro come Beatrice Lorenzin è alquanto diversa... cioè che il suo da commissario è stato un tentativo lodevole, ma i risultati sono mancati. Sbaglia?

«Ma come si fa a dire una cosa del genere? Nell'ultimo anno e mezzo non ho mai visto il ministro della Sanità, fosse la Lorenzin o, dopo, Giulia Grillo. E poi non avevo subcommissario, Agenas era sparita, avevo tre finanzieri e me l'hanno tolti, Kpmg cioè l'advisor finanziario era sparita per mancanza di contratto... Io ho fatto un anno e mezzo da solo: avessi avuto lo stipendio di tutti quelli che, oggi, sono intorno alla Sanità calabrese avrei avuto almeno un milione e mezzo di euro in più l'anno... E questo solo per dire quali e quante sciocchezze vengono dette sull'argomento».

...Altre?

«Beh, io i risultati li ho ottenuti eccome. I Lea, nel 2018, hanno raggiunto circa quota 170 e nel 2016 erano 153,5 e nel 2017 161... solo che quei mascalzoni alla Regione non hanno mandato i flussi: questi sono i numeri ufficiali... È come se lei mi dicesse: ho sete, quindi io le do da bere, quindi io le offro il servizio, ma siccome non le ho dato da bere nel calice di cristallo, "non vale".... Questo è il punto: i servizi ci sono, i "bicchieri"... lasciamoli stare».

Lei tante volte parla di "questione etica" nel suo libro, in cui peraltro cita anche ilDispaccio.it circa la figura del deputato di Fi Francesco Cannizzaro, che le aveva dato dell'incompetente.

«Sì, io ero in carica da pochi mesi quando dissi ad esempio all'allora sottosegretario alla Presidenza del governo Renzi Luca Lotti la frase che citava lei, che Reggio Calabria è una provincia "fuori dall'Italia". E glielo dissi per chiedergli una mano con urgenza, nella consapevolezza che, in caso contrario tutto sarebbe rimasto immobile: né quel Governo né i successivi hanno inteso farlo. Questione etica significa fare le cose per bene e "costringere" coloro che lavorano dentro le Aziende ospedaliere o le Asp a lavorare bene... molti tra quelli che lavorano all'Asp di Reggio Calabria, ad esempio, sono conniventi con quelli che lavorano fuori, nelle strutture private. E io sono andato a denunciare queste cose, alla Procura della Repubblica».

Affermazioni molto pesanti...

«Ma è così! Mi vuole spiegare perché, prima dell'azione mia e dell'ufficio Ragioneria dell'Asp reggina, quando dei privati di Reggio Calabria fatturavano le loro prestazioni venivano messe pari pari in contabilità, senza un minimo di controllo?, senza verificare se chi fatturava avesse firmato un contratto?, se dentro quel contratto ci fosse un budget? Naturalmente non veniva pagato tutto, venivano pagate le prestazioni che rientravano nel tetto di spesa... ma poi ne veniva fuori un contenzioso gigantesco, con interessi mostruosi».

...L'Asp era la più grande banca italiana, perché nessun istituto di credito concede interessi annui del 9%, scrive ironicamente... Ma l'extrabudget da 16,5 milioni per gli operatori privati nel solo 2017? E la Regione che, lei ricorda, si mise a fianco delle strutture diagnostiche e ambulatoriali private pur di "andare contro" il commissario?

«Tutte questioni gemelle. Il privato fattura più di quanto dovesse, ma poi è tutto un circolo vizioso, perché i pagamenti tardano, se non arrivano si procede con decreti ingiuntivi... e la gestione ordinaria delle Aziende va in tilt».

Ma se è per questo, quella "macchina" complessa e costosa che è la Sanità calabrese, rispetto all'effettivo stato di salute dei calabresi, come altrove incide solo per il 30%: per il 70% invece risultano decisivi qualità della vita, status economico, alimentazione e tanti altri fattori determinati anche da chi amministra la cosa pubblica. E peraltro, aspetti come la prevenzione o la sensibilizzazione dipendono anche dalla Sanità territoriale. I calabresi sono spacciati?

«Parliamo di screening? Non c'è dubbio che c'è arretratezza tecnica e culturale, per quattro anni e mezzo sono rimasti al palo, coinvolgendo solo il 2% della platea interessata. A un certo punto, grazie a me, che me li son proprio presi "in prima persona", facendo anche tutte le riunioni insieme agli esperti di screening delle varie Asp calabresi. Siamo arrivati al 40% circa in termini d'estensione, di chiamate d'assistiti agli screening, con picchi del 75% nella Calabria centrale... Noi abbiamo fatto il possibile: questo non significa non avere più carenze in assoluto, e io le mie responsabilità me le son sempre prese tutte. Solo, non accetto discorsi qualunquistici e generalisti: dei miei 600 Dca, dei miei circa 600 decreti commissariali ditemi quali specificamente costituiscono errori, dove e perché».