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L’egocentrismo degli Auguri

articolopennisivillaridi Isidoro Pennisi e Francesco Villari - Auguri a chi crede che progettare il futuro, voglia dire evitare un continuo e ripetuto tirocinio con la vita e la sua noia. Auguri a quelli che illudono che si possa progettare il futuro senza compromettersi dentro una "Via Crucis" in cui ogni Stazione deve essere obbligatoriamente vissuta. Auguri a quelli che sognano una cosa e ne realizzano un'altra senza meravigliarsi più di tanto, senza riflettere sui motivi della non corrispondenza tra sogno e realtà. Auguri a tutte le persone che in maniera intercambiabile comunicano, informano, raccontano, spiegano, considerando tutte queste cose come sinonimi e non strumenti diversi di costruzione del tempo storico. Auguri a chi ha pensato di trasformare il mondo e ora sta chiuso in casa a contare il Denaro e a tutti quelli che sono rimasti con la Corda in mano mentre il loro Aquilone è scappato via. Auguri a chi crede che siamo soli e a chi crede che non lo siamo; a chi crede che possiamo fare tutto ciò che ci viene in mente o sentiamo e a chi crede che abbiamo solo dei compiti da eseguire; a chi crede che la fine sia la conclusione e a quelli che credono che la fine sia un inizio. Auguri a quelli che credono a ciò che esiste nello Spazio e non a ciò che esiste nel Tempo, che credono ai chilometri quadri dell'Arca di Sasso terrena e non al tempo che è stato, a quello che è e a quello che sarà.

Auguri a ogni Borgo e Città. Alla nostra profonda ignoranza nei comportamenti collettivi e in quelli privati. Auguri alle moltitudini analfabete in fatto di convivenza, ai burocrati macchine, ai professori che ignorano il senso di quello che insegnano, ai politici imbelli e senza il timore della responsabilità, ai diplomatici senza diplomazia, ai generali incapaci, agli operai senza operosità, agli agricoltori senza amore per la terra, a chi professa antichi mestieri intellettuali come se fossero stati inventati appena ieri. Auguri a chi deve farsi seguire, ma non sa bene, dove andare, e a chi dovrebbe seguire, ma preferisce stare nell'unico posto che conosce anche quando questo è un luogo per schiavi. Auguri a chi crede nell'uguaglianza anche quando l'evidenza non ci rende uguali. A quelli che non amano le differenze che ci dividono. Auguri a chi non crede a Re Artù e ai suoi Cavalieri, a chi non crede che solo intorno ad una Tavola Rotonda noi compiremo ciò che dobbiamo: sederci da diversi intorno ad un centro da cui siamo tutti equidistanti. Auguri ai tanti che davanti a un oggetto familiare non vedono i secoli occorsi per il suo avvento e gli esseri umani che hanno vissuto senza poterlo utilizzare. Auguri a quelli che non vedono, dietro una lavatrice, l'acqua dei torrenti e le mani al freddo che lavano i panni; che non vedono, dietro una lampadina, le ombre e le corte serate vissute dopo il calar del Sole; che non vedono, dietro una mail, la fatica dei cavalli e dei cavalieri al galoppo da un punto della Terra all'altro solo per trasmettere un messaggio. Auguri ai moltissimi che non vedono dietro ai nostri anni tutti quelli di prima e credono che il Mondo sia nato solo nei pressi della loro data di nascita. Auguri ai molti che intendono la responsabilità come una riserva definita e circoscritta nel tempo e nello spazio, che hanno premure e spendono sacrifici solo per i viventi e i parenti stretti, e non immaginano che se esiste un Prossimo, una responsabilità verso di esso, questo è composto dalle anime che sono già morte e da quelle che ancora devono nascere, che non possono dire nulla, non hanno modo di difendersi, essendo gli ultimi in senso assoluto.

Auguri a quelli che non amano le contraddizioni feconde. A quelli che non sanno che il tempo che vale la pena di vivere, quello che conta davvero e ha il peso di un'esistenza sicuramente spesa bene, è sempre un tempo da Grillo Parlante o da Formica, ma che quello che però la storia non dimentica mai, in bene e in male, al contrario, è sempre un tempo da Cicala o da Lucignolo.

Auguri, infine, a tutti quelli che, leggendo, non si sono sin qui riconosciuti come destinatari. Auguri a maggior ragione a loro. Perché anche quando fosse sincero il non essersi riconosciuti in questi auguri, per via di una rimozione necessaria, simile al non riconoscersi in uno specchio, è meglio che sappiano che sono proprio loro ad averne maggiormente bisogno. Siamo tutti, degli Uccellacci e degli Uccellini che vivono nella stessa Voliera. Auguri a noi, quindi, a scanso d'equivoci. Auguri al nostro Paese e, soprattutto, alla Terra di Calabria. Auguri a ogni suo più piccolo lembo Tellurico e Marino. Auguri, perché chissà quanto tempo noi attendiamo prima di vivere per una volta sola. Una sola e unica, però così utile e fondamentale per l'eternità da impegnarci a non scherzare con la libertà, con le convenzioni, a non farci riparo con le Sacre Scritture, d'ogni genere e tipo, o con i dubbi delle contraddizioni. "La vita è qualche cosa che prende, porta e spedisce". Auguri.