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Reggio è mia Madre... e non è una puttana

ReggioCalabriaarenaildispacciodi Giuseppe Bombino* -  Reggio è mia Madre. E io sono suo Figlio.
Mia Madre non è una Puttana! Ma nessuno l'ha mai sposata!
Accadde così, ciclicamente, ogni volta che il tempo ha segnato il passaggio dell'ennesima stagione elettorale, quando schiere di pretendenti e di spasimanti si produssero in accorati e struggenti appelli d'amore e di intenti.


Volevano salire sull'altare, ma erano gli stessi che sdegnosa indifferenza avevano mostrato sino all'istante prima. Eccoli gli inarrestabili e appassionati amanti. Essi dimenticarono velocemente gli impulsi e gli spasmi iniziali quando, avuto il consenso, tradirono mia Madre e si allontanarono.
Eppure ne ha di doti mia Madre. E' facile da proteggere per la Nobiltà della sua Sostanza, la Unicità della sua Forma. Ella è Madre di molti figli che ha partorito nell'abbandono dei secoli, e che l'hanno ripudiata dopo che l'hanno posseduta per un'ora.

E questi "figli", servendosi di Lei, hanno conquistato posizioni e illustri postazioni dalle quali avrebbero potuto e dovuto ammirarne la Bellezza ed agire in sua Tutela. Vivere altrove, per molti, ha significato portare altrove anche le membra ed i pensieri, le azioni che non hanno voluto più difendere la generosa e fertile Donna che, dal nulla, li aveva fatti emergere.

A causa loro, in questi anni, abbiamo visto cadere Occupazione, Servizi, Infrastrutture e Sanità, senza che la passione degli "eletti" potesse esprimere dissenso o muovere anche solo l'aria dai loro immobili scranni.

E' accaduto così, che si affacciarono a pretendere ruoli e posto nel cuore di mia Madre, uomini che non una sola battaglia, non un solo concreto pensiero hanno mosso nella loro vita per questa Donna.
Uomini che emersero da minuti contesti e gracili, risibili esperienze, ai quali affidammo quel che restava di noi.

Ma Reggio è Mia Madre, è nostra Madre. Per questo, da figli, chiediamo di porre fine a questa continua miseria e desolazione.

Abbiamo conosciuto, a Reggio, la specie peggiore di reggino, l'avversario più temibile: colui, cioè, che parla della propria Città come parlerebbe della Donna che lui stesso ha tradito e che, una volta lontano, chiama Puttana.

E' tempo, ora, di creare qualcosa di immanente dal provvisorio; di interpretare un presupposto sociale per la rinascita della nostra Città che parta dal territorio e dalle espressioni più vive che esso esprime.

E' necessario che la parte migliore dell'umanità reggina si spinga fino alla visione finale individuando coloro che sapranno custodire intatti i valori essenziali di Nostra Madre, la sua concezione, l'idea, la rivelazione, per conservare con fedeltà il principio dell'unità che la fece grande nella Storia.

*Docente universitario - Presidente del Parco Nazionale dell'Aspromonte