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Reggio non è una puttana. Ma si fa violentare senza ribellarsi

reggiocalabria alto500di Claudio Cordova - "Tutto ciò che può essere detto, può essere detto chiaramente". Questo pensiero di Wittgeinstein – che mi accompagna come filosofia di vita – mi spinge a rispondere all'intervento di Giuseppe Bombino, presidente del Parco Nazionale dell'Aspromonte, da qui in avanti Professore (come è noto, adoro i titoli culturali, mentre snobbo cariche, ruoli e cerimoniali). Sì perché il contributo del Professor Bombino è duro e tagliente, a cominciare dal titolo, che è efficace anche se può far storcere il naso a buonisti e sostenitori di un affettato galateo: è un contributo nel quale mi rivedo, perché anche io, spesso, ho paragonato Reggio Calabria a una donna.

Una donna che non ti ama (o non ti ama più), ma che comunque si continua a inseguire.

Questo è il primo pensiero. A fronte di una città che, fortunatamente sempre più raramente, uccide fisicamente, viviamo in una realtà che frustra – giorno dopo giorno – ogni spinta di diversificazione dallo status quo: con l'isolamento, con la delegittimazione, con la calunnia, anche su temi di natura personale. Per colpire, depotenziare, e, appunto, "uccidere" chi si discosta dal "Sistema": dinamiche conosciute in prima persona che però – ed è qui il parallelo con il rifiuto della donna amata – ci spingono a non lasciarla, a non puntare altrove pensieri ed energie.

Vero amore, ma forse anche orgoglio. Orgoglio per non volerla lasciare nelle mani di chi – per dirla con le parole del Prof. Bombino – la tratta da puttana, orgoglio di non sentirsi inferiori a chi è volato altrove e, oggi, ammalia per la propria posizione di potere.

Ma chi non sa cosa sia virtù, cosa può capire del significato di restare qui e lottare o, semplicemente, vivere in un modo diverso rispetto a quello delle "strette di mano"?

La riflessione del Prof. Bombino, tuttavia, suggerisce anche altro: Reggio Calabria è la donna che viene ripetutamente stuprata, fisicamente, ma anche nella dignità, ma che si ostina a non denunciare i propri aguzzini. Carnefici che sono, in primis, gli uomini della 'ndrangheta, che la hanno assoggettata con la propria forza intimidatrice, ma che spesso coincidono – cosa ancor più inquietante – con la borghesia, con il mondo delle professioni, quella "Reggio Bene" che dalla periferia porta in auto la spazzatura fino al centro storico pur di non fare la raccolta differenziata. Quella parte di società che doveva tirar fuori dalle secche la città, ma che ha deciso di prostituirsi al potere. 

Non si può non condividere l'indignazione, soprattutto nella squallida contesa elettorale di queste settimane: è triste vedere come chiunque, a Reggio Calabria, possa rifarsi una verginità nonostante sul proprio conto pesino vicissitudini giudiziarie, ma anche inquietanti vicinanze di natura affaristica e relazionale.

Un triste ed eterno ritorno che va fermato.

Va fermato riscoprendo il valore della memoria di un passato lontano e assai glorioso, ma anche di un passato più recente che, per il proprio squallore non va rievocato o rivissuto. Va fermato riaggregando una comunità disintegrata dal malaffare e dalla totale sfiducia nei confronti delle Istituzioni e del prossimo. Va fermato scegliendo la strada più tortuosa, che è quella che porta verso la libertà intellettuale. Va fermato costruendo un futuro (anche politico) nuovo, dal basso. Non da quelle passerelle, non da quei cerimoniali e quei ruoli (riconosciuti perché si "deve") che ho detto di odiare. Anzi, rifiutandoli: del resto, caro Prof. Bombino, non trova grottesco che – in nome del protocollo – al congedo di una persona della caratura morale e professionale del procuratore Federico Cafiero De Raho, al tavolo dei saluti vi fossero seduti un sindaco (indagato dalla stessa Procura) e un vescovo che consigliava a un prete pedofilo di non dire nulla agli inquirenti?

Reggio Calabria, che è la città del "Sistema", la città che annega nella melassa, deve liberarsi da questo tipo di ipocrisie e ripartire dal basso. E' così che ha sempre funzionato: la chiacchierata giusta, una (talvolta) velata pressione e la città girà la testa dall'altra parte. Ma il fatto che le cose siano andate così finora, non significa che debbano andare così sempre. Per questo, condivido l'appello del Prof. Bombino, ma devo integrare il suo pensiero-appello alla parte migliore della cittadinanza: fuori dai partiti, lontani dai loschi figuri che hanno trattato Reggio Calabria da puttana. E, infine: con un outsider, qualcuno che, in un paese travestito da città, dove tutti si conoscono e nulla cambia, in un luogo che vive delle proprie (putride) liturgie, sia capace di vedere con occhi nuovi quello che un'intera città, un'intera comunità ha voluto ignorare per troppo tempo.