Firme
 

Il racconto. L'incontro

tracciatomonitorpiattodi Nino Mallamaci* - Tesoro mio! Finalmente! Vieni, dammi un bacio, abbracciami. Dio, quanto tempo. Siediti, mettiti qui vicino al letto e raccontami. Ne avrai cose da raccontare dopo tanti anni. No, non piango, non ti preoccupare, solo che quasi non ci speravo più di poterti rivedere. Sì, accarezzami i capelli, se ci riesci...ce ne sono così pochi. Mi lamentavo di dover andare ogni due minuti dal barbiere...così sono stato accontentato. Tu finalmente l'hai fatti ricrescere. Brava. Vedi come sei bella così? Coi riccioli uguali a quando eri piccolina. Sì gioiello, lo so che l'hai fatto per me. Ma tutta questa luce, da dove arriva? Non ti vedo bene, vieni più vicino, amore di papà. Accarezzami un po', come quando stavamo in macchina e sentivo le tue dita minuscole in mezzo alla mia montagna di capelli. E tu? Quante volte cambiavi pettinatura e colore, mannaggia a te! Dicevo a tutti che rischiavo ogni giorno di non riconoscerti, che avrei potuto lasciarti nera di sera e trovarti la mattina dopo rossa o arancione o biondo platino, o magari con le treccine rasta. Mi dai la mano? Brava, stringimela tre volte come facevamo sempre...abbiamo cominciato che avevi due anni, pensa. Per dirci che ci volevamo bene, certo che ti ricordi. E Giorgio Gaber? Ti faceva impressione la canzone dove perdeva i pezzi, specialmente quando diceva che gli dispiaceva che gli si era staccato il braccio perché aveva l'orologio. Fortissimo, però tu non ridevi. Pensavi a quell'uomo che cantava senza un braccio e facevi la faccia triste. "Toglila, papà, per favore". Ma quanta bella musica abbiamo ascoltato insieme, amore di papà. Sei diventata una rockettara appresso a me, alla musica che mettevamo in macchina. La nostra vera casa, come dicevamo allora. E ci ridevamo sopra. In effetti io non ci trovavo niente di allegro, perché era dura accettare che tu non venissi mai a stare con me. E allora approfittavo di ogni occasione per accompagnarti a destra e a manca, dappertutto. Per stare insieme, per parlare, dopo avermi fatto aspettare ogni volta, anche quando mi chiamavi per dirmi di far presto. Come dici? Ti sento male, c'è un tale rimbombo in questa stanza. Ah, no, tesoro, non dire che non è così. Finiva sempre allo stesso modo: venti minuti, mezz'ora, e tu che non arrivavi mai. E allora corse da pazzi con la macchina tirata a mille in mezzo al traffico, prima per farti arrivare in tempo a scuola, dopo per portarti a sbrigare i tuoi mille importantissimi impegni in giro per la città.

Ah, quanto ci ho pensato alle nostre corse in macchina, e anche a tutto il resto...ti ho sempre pensata, ogni singolo momento in tutti questi anni. E tu? Mi hai pensato? Ti sono mancato? Certo, sarai stata in mezzo a mille cose. No, non è un rimprovero, lo dico davvero...ma no che non ce l'ho con te. Te l'ho scritto, una volta: quando si alza un muro, mattone dopo mattone, poi è sempre più difficile tirarlo giù. Ogni incomprensione, ogni piccolo litigio per motivi anche banali, ogni impuntatura. Ognuna di queste minime, quasi impercettibili, forse insignificanti scaglie di vita, è un mattone nel muro. Another brick in the wall, come cantavano i nostri amati Pink Floyd. L'unico modo per abbatterlo, il muro, è non alzarlo affatto. Aspetta...aspetta un attimo...ecco...aiutami a girarmi di fianco...per favore. Ecco...ecco...così...grazie. Sì, mi fa un po' male, porca miseria, ma...ma non ci pensiamo. Mi dici che avresti voluto incontrarmi prima, che ci pensavi da anni? Io ti credo e ti comprendo, perché ho imparato a mie spese che è così che vanno le cose. Ad un certo punto del viaggio è più semplice andare avanti, non sapendo neanche quale sarà il tuo approdo, che tornare indietro. Tu hai raggiunto il punto di non ritorno. Non è colpa di nessuno, né mia né tua. E la cosa più banale è cercare una ragione, un motivo preciso per spiegare, per capire.

Semplicemente è successo. Come succedono tante cose nella vita, e non esiste modo di evitarle. Come succede di doversi allontanare dalla persona - personcina, in quel caso – per la quale daresti la vita. No...No...ti prego. Non dire che avrei potuto non farlo, non è così gioiello mio. Con la morte nel cuore, ma ho dovuto farlo. E...e tu...tu non immagini cosa significava per me andare via la sera, dopo averti lasciata a casa, con te che mi tiravi dai pantaloni. "Rimani un altro poco, papà"...mi dicevi. Lo sai che da quando me ne sono andato di casa, ogni volta, prima di dormire, ti ho dato la buonanotte con la stessa frase? Ma non nella mia mente, proprio ad alta voce. "Buonanotte piccirida mia", come se...sì, come se potessi sentirmi. Purtroppo non c'era modo per ricucire il rapporto con mamma. Troppo diversi, e l'amore è un collante sufficiente solo nel primo periodo. E' successo. Succedono le cose... succedono e basta. Come succede che una mattina ti svegli, ti lavi, ti fai la barba, prendi le rituali medicine, esci per prendere il caffè al solito bar, vai a lavoro. E sei convinto...sei convinto che la sera tornerai a casa e il giorno dopo ricomincerai ancora. E invece no. La sera non ci torni, a casa, e ti ritrovi in un letto d'ottone in una stanza bianca con cento fili e tubicini che partono dal tuo corpo e vanno a finire chissà dove...vedi intorno a te i volti di una vita che ti osservano cercando di nascondere la preoccupazione che cresce col passare delle ore. Tutti i volti di una vita meno uno, a dire il vero. Ma ora non importa...non importa più. Sei qui e ... mannaggia. Sì, lo stomaco tesoro, ma stai tranquilla. Sei qui e tutto è cancellato. Mi hai anche regalato i riccioli che mi piacciono tanto. I riccioli che mi ricordano le tue corse per casa e io che ti rincorrevo senza raggiungerti. Solo che allora lo facevo apposta, era un gioco. Dopo è stata dura, perché ti rincorrevo ma tu andavi sempre più forte, sempre più forte e... e ti facevi sempre più lontana, più distante. Alla fine non ce l'ho fatta più. E quanto ti ho rincorsa, figlia mia, quanto.... Ho smesso quando ho capito che era inutile, e che era meglio lasciarti andare, perché forse saresti stata meglio senza tuo padre...un padre può soffrire per la propria figlia, ma non viceversa. Semplicemente non è giusto dare la vita a qualcuno e poi provocarle sofferenza, non è nell'ordine delle cose. Ma non pensiamo a questo, ora, parliamo di cose belle. Sei innamorata? C'è qualcuno nella tua vita? lo so, sei un tipetto difficile, non lo dire a me. Speriamo che questa sia la volta buona con... come hai detto che si chiama? Ah, sì, Luca. Ti ricordi di Luca? Gira che ti rigira sei tornata al punto di partenza. Sì, l'ho capito che non è lui, qualche neurone ancora mi funziona, anche se mi sento così stanco. Bellissima la scena di quando stavate seduti insieme tu e lui nel sedile posteriore. Avevi due anni. Pensa, ti ho detto di non appoggiarti alla sua spalla che lo disturbavi. E tu come mi hai risposto? "Papà, ma io Luca lo amo!". A due anni! Eri...precoce, sì molto precoce, anche in questo, o forse già da allora avevi fame d'amore, sensibile com'eri. D'altra parte, buon sangue non mente. Siamo inquieti. Io ho inseguito il grande amore, la donna perfetta...non l'ho trovata. Ma tra poco non avrò questo problema... anzi, non ne avrò nessuno. Ah, scusa, dammi un po' d'acqua per favore, ho la bocca in fiamme. No, gioia, lo so bene come stanno le cose, sono consapevole di... Non piangere tu, adesso, ti prego. E' andata così. Ora... devi concentrarti sulla tua...sulla tua vita. Io ho fatto quello che ho potuto. La musica...la musica della mia vita non so com'è venuta, se ho, come dire...suonato bene, ecco. Tu però sei venuta bene...sì, davvero bene. Ora che ti vedo di nuovo ne sono certo. Come ho potuto dubitare che avessi dimenticato il tuo papone, che non ti saresti fatta vedere neanche ora? Beh, adesso...adesso...vai, sarai stanca dopo tante ore sull'aereo. Magari...anch'io provo a riposare un po'...sono sfinito. Vieni...vieni...dammi un bacio...un bacio, sì. Brava piccirida mia...brava. Stringimi la mano, come sempre. Per sempre, vero tesoro mio? Ciao...ciao...amore...amore di papà... Ciao.

Ora il muro è scomparso.

Il tracciato sul monitor è piatto.

Appiccicata sopra la foto di una bimba: è riccia e bionda.

 

*Avvocato e scrittore