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Una (dis)avventura a lieto fine

palmicittadi Nino Mallamaci* - Chi mi conosce, o chi mi legge, sa che non tutta la mia vita è dedicata a scrivere cazzate. Faccio anche altro. Per esempio, venerdì dell'altra settimana mi sono recato a San Ferdinando per partecipare a un incontro organizzato per trovare una soluzione allo scempio del campo dei migranti, per dare loro un alloggio degno di un paese civile. Può succedere, comunque, che questi due aspetti, il serio e il faceto, nella vita di ognuno, si intreccino in maniera bizzarra a loro piacimento. E così è andata.

Dunque, oramai è assodato: ho un rapporto difficile con le chiavi. Sarà sbadataggine, coglionaggine, demenza. Fatto sta che me ne capitano, come suol dirsi, di tutti i colori. E termino qui la premessa e vengo a noi.

Per andare a San Ferdinando mi metto d'accordo col compagno/amico - ma il primo termine contiene già il secondo, si tratta di un pleonasmo ma ormai l'ho scritto – Enzo Infantino, col quale ci diamo appuntamento alla stazione di servizio nei pressi dell'uscita di Palmi per proseguire verso la comune meta con una sola macchina. Alle 15 e 45 in punto ci ritroviamo colà, e, contrariamente al solito, perché mi piace guidare, lascio la mia 500 e mi accomodo sull'auto di Enzo. Ma prima rifletto: la borsa la porto con me, oppure la mollo sulla mia macchina? E se qualcuno la vede e pensa che chissà cosa c'è dentro e rompe il vetro per prenderla? Va bene che ora c'è il decreto sicurezza e i furti si sono azzerati in pochi giorni, ma perché dare ragione a Salvini? In fondo, sto andando a san Ferdinando anche per dare una risposta al ministro "contro i poveracci", quindi è preferibile che me la porti dietro.

Arrivati a destinazione con molto anticipo, dato che Enzo dovrà moderare il dibattito, sorge un altro dilemma: la borsa, la lascio in macchina, oppure me la porto dietro? Quant'è complicata la vita, penso tra me e me: in un brevissimo lasso di tempo già due sliding doors si sono aperte sul mio cammino! Poi, però, la mente va al problema vero dei migranti, e mi vergogno di me stesso. Comunque, non posso comparire all'assemblea con la borsa da caccia a tracolla (alt: odio la caccia, ce l'ho...è una storia complicata, lasciamo perdere), troppa ficaggine non è appropriata: la lascio in macchina. Enzo, però, è un moderatore troppo... moderato, e gli interventi, sia pure apprezzabilissimi nei contenuti, sembrano preludere a una maratona di ore, stile vecchie assemblee di partito. Passa il tempo, e a un certo punto mi viene un'idea. Chiederò alla compagna (per il concetto di compagna: vedi sopra) Laura se andranno via prima e se mi possono dare un passaggio fino a Palmi. Grazie, Laura, prendo la borsa nella macchina di Enzo e appena state per andare mi fate un cenno. Mi avvicino quatto quatto a Enzo, al tavolo della presidenza, gli sussurro in un orecchio il mio proposito e gli chiedo la chiave della macchina, che lui prontamente mi consegna. Vado alla macchina, prendo la borsa, e, per evitare di far confusione con la mia, che ripongo sempre nella tasca dei pantaloni, metto la chiave di Enzo nella tasca della giacca. Torno, e quatto quatto come prima mi accosto al moderatore e gli restituisco la chiave: grazie Enzo, ci vediamo lunedì.

Intanto il dibattito procede ineluttabilmente verso le ore notturne, anche perché alcune scalmanate indigene lo interrompono ogni due e tre con frasi ed epiteti presi paro paro dai post e dai tweet del ministro contro i poveracci (prima gli itagliani, portateci pure Cesare Battisti, e minchiate del genere). Verso le 19 e 30 ci scambiamo sguardi eloquenti (che rottura di palle, ma perché sempre questo vizio di parlare sei ore ciascuno, ecc. ecc.) con Laura e gli altri passeggeri della macchina che mi dovrà ospitare. In pochi minuti siamo liberi come augelli, e prendiamo il volo verso Palmi. La discussione è interessante, vertendo sulle prossime elezioni e sugli sviluppi della situazione politica, e ci confessiamo che è un peccato dover costringerla in un tempo così breve, i dieci minuti occorrenti per arrivare da San Ferdinando a Palmi. Arriviamo a destinazione. Ringrazio Saverio, il nostro conduttore, bacio tutti e mi avvio con passo sicuro verso la 500, non prima di aver fatto una serie di battute da simpaticone per lasciare un buon ricordo nei miei occasionali (occasionali di viaggio, non in politica) compagni.

Allungo la mano nella tasca dei pantaloni e ... sorpresona: non c'è alcuna chiave. Va bene, sarà nell'altra tasca, no, nel cappotto, no, nella tasca interna, no ... intanto Saverio e gli altri non partono e mi guardano, e io gli faccio segno di andare: tranquilli, ragazzi. Oohh, finalmente, ecco la chiave, nella tasca della giacca, posso andare e liberare loro che mi guardano con aria perplessa: che cazzo sta facendo da 10 minuti? Si sta auto – perquisendo? (questa l'ho aggiunta io, ma è abbastanza plausibile). Prendo la chiave. La guardo. Cazzo: la chiave di Enzo! Ma porca troia! No, ragazzi, andate, nessun problema. Ma hai la chiave? Ehm, sì ma è quella di Enzo, dico mentre la faccia mi cade in mezzo ai piedi. Ah! Quindi ora devi andare da Enzo e riportargliela. No, rispondo mentre la faccia ha raggiunto 2 o 3 metri di profondità, non posso (faccia a 10 metri di profondità), la mia chiave ce l'ha Enzo, a San Ferdinando (intanto, in Cina si chiedono come abbia fatto una faccia dai tratti caucasici a spuntare dal terreno). Insomma, ragazzi, io ho una chiave, ma la macchina ad essa pertinente è a San Ferdinando. Enzo ne ha un'altra, ma la macchina ad essa pertinente è a Palmi. Vedo una nuvoletta da fumetto sopra le loro quattro teste: cazzo, questo deficiente ci fa tornare a san Ferdinando, e noi eravamo venuti via prima per arrivare in tempo per le nostre cose a Reggio! Va bene, non ti preoccupare, esce all'unisono dalle loro bocche dal sorriso molto tirato, torniamo indietro. Ma no, ragazzi, ma quando mai, in qualche modo faccio. E come, penso, ammaestro un uccello in dieci minuti e faccio portare la chiave a Enzo? Affitto un drone? Mi faccio venti chilometri a piedi di notte, io che non ce la faccio a camminare per uno, di chilometro, maledetta artrosi? Infatti, mentre dico no, non vi preoccupate, dopo aver recuperato la faccia dall'altra parte del globo terrestre, mi avvicino alla macchina. Va bene, grazie, scusatemi, ora avverto Enzo, e a questo punto devo sperare che l'incontro non sia terminato. Enzo mi risponde sottovoce: l'incontro, come volevasi dimostrare, va ancora avanti. Bene, ragazzi, però permettetemi di offrirvi qualcosa al bar per farmi perdonare. Altra nuvoletta sulle loro teste: per farti perdonare ci dovresti portare una settimana alle Maldive, coglione. Comunque, alla fine riprendiamo strada e mi concedo l'ultima battuta: beh, almeno così possiamo continuare la discussione di prima. Al che sento il rumore tipico del digrignare i denti e temo per la mia vita. Dopo dieci minuti siamo di nuovo a San Ferdinando e Enzo mi sta aspettando accanto alla macchina. Saverio parte sgommando e mi pare di sentire, mentre si allontanano, una parola che finisce per "ulo". Sono appassionati di cinema, rifletto, staranno parlando di "qualcuno volò sul nido del cuculo", ma perché urlando?

Così, dopo circa un'ora dalla mia prima partenza, sono al punto di...partenza. Consegno la chiave al suo legittimo proprietario, e lui a me la mia. Ora tutto è a posto: le chiavi sono abbinate alle rispettive macchine di riferimento, e possiamo ripartire. E la borsa? Cazzo, proprio ora, che è buio pesto e la colonnina ha chiuso, l'ho lasciata a Palmi!

*Avvocato e scrittore