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La libertà, vi prego, dai fan di Mimmo Lucano

lucanopugnochiusodi Claudio Cordova - Sono stato tentato – e sono serio – di scrivere una supplica al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per chiedere amnistia e impunità per il sindaco sospeso di Riace, Mimmo Lucano. Non tanto per i valori di accoglienza e uguaglianza, che condivido, quanto per avere tregua dalla folta stregua di (sciocchi) fan che lo stesso Lucano si porta dietro.

Amnistia e impunità, ancor prima del processo.

Già, perché il processo si farà.

Il sindaco sospeso di Riace è stato rinviato a giudizio. Lo ha deciso il Gup del Tribunale di Locri, Amelia Monteleone, che ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura della Repubblica di Locri, nell'ambito dell'inchiesta, denominata "Xenia". I reati contestati a Lucano e agli altri imputati vanno, a vario titolo, dall'associazione per delinquere, alla truffa con corrispondente danno patrimoniale per lo Stato per oltre 350.000 euro, fino all'abuso d'ufficio ottenendo un ingiusto vantaggio patrimoniale per oltre 2.000.000 di euro, al peculato distraendo fondi pubblici per oltre 2.400.000 euro, alla concussione, alla frode in pubbliche forniture, al falso e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Eppure, fini giuristi (che non hanno mai messo piede in un'aula di tribunale), negli scorsi giorni, quando la Cassazione aveva motivato in maniera netta la decisione di annullare con rinvio la misura cautelare del divieto di dimora a Riace per Lucano, si erano spesi (sui social, ma, purtroppo, anche con interventi e note stampa) per spiegarci, dal basso (bassissimo) della loro competenza, che Lucano era stato scagionato. In realtà, per stabilire questo (come auguriamo al sindaco sospeso di Riace) si dovrà fare – come ovvio - un processo, che inizierà a partire da giugno. Un processo nel quale, come giusto, Lucano avrà tutte le prerogative per dimostrare che la sua condotta, il suo "modello Riace" erano e sono azioni corrette e, soprattutto, da seguire.

Non è, questo, un articolo di condanna. E' un articolo che, ancora una volta, prova a far riflettere sul fatto che la giustizia deve davvero avere l'iniziale maiuscola e non essere strumentalizzata per ideologia e convenienza politica, talvolta piegando (per ignoranza o per malafede) le pronunce che arrivano dai vari organi di giudizio.

Per una maggiore comprensione, si rimanda a quanto dichiarato dal procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, dopo l'annullamento dell'obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore, per il governatore Mario Oliverio, accusato, nell'ambito dell'inchiesta "Lande desolate" di vari reati: "Studiare e capire la differenza tra un capo di imputazione e un provvedimento cautelare".

E' la giustizia, bellezza!

E non vale solo per i "nemici", ma anche per gli amici, anche per chi, come abbiamo sempre sostenuto, non può che fare simpatia, rispetto ai sentimenti d'odio che serpeggiano in Italia, di questi tempi. Bettino Craxi, nel commentare, ingiustamente, la legittima azione della magistratura milanese nell'ambito dell'inchiesta "Mani pulite" (che qualcuno vorrebbe sottoporre a becero revisionismo) parlò di "clima infame". Ebbene, mai, come di questi tempi, chi governa – e nella fattispecie il ministro degli Interni, Matteo Salvini – ha creato, davvero, un "clima infame", con la gente legittimata a odiare, a discriminare gli ultimi, a prescindere da etnia e colore di pelle, come dimostrano gli squallidi fatti di Torre Maura, a Roma, con i romani (spesso complici dei rom mafiosi Spada e Casamonica) capaci di calpestare il pane di rom che, fino a questo momento, non si sono macchiati di alcun crimine.

Tutto questo, purtuttavia, non rende accettabile i comportamenti giustizialisti o garantisti "a convenienza" che si registrano nei confronti di Lucano. La giustizia – lo abbiamo scritto più volte su queste colonne – è una cosa seria, non è una questione da ultras e, soprattutto, non è una questione che possono trattare tutti.