Fronte del Palco
 

L’eterno peregrinare degli ultimi, il potere dominante e l’amore come libertà più grande: Mannarino emoziona e fa riflettere il pubblico del “Politeama” di Catanzaro

concertomannarinodi Pasquale Cotroneo - Ironia e sarcasmo, temi importanti affrontati con apparente leggerezza, una sconfinata conoscenza musicale. E' il ritratto che si può fare di Alessandro Mannarino, cantastorie moderno, eclettico e coraggioso, che ha incantato ed emozionato il pubblico del teatro "Politeama" di Catanzaro, con il suo live tour "L'impero crollerà", attraverso uno spettacolo "intimo" ed inedito.

Una serata di musica che racconta prima di tutto storie di uomini, punto di partenza e di arrivo di ogni cosa. Uomini a cui le bandiere stanno strette, così come ogni altro dogma o recinto.

Tanto da voler provare a sfuggire a quell'impero che nient'altro è che il simbolo del potere dominante, di una ideologia opprimente che attanaglia l'animo, che specula sul denaro, che brama di potere, che cerca di tenere in schiavitù il povero o l'emarginato, il quale, dal canto suo, ha solo un modo per sconfiggerlo, abbatterlo e farlo crollare: l'amore, la più grande delle libertà.

Un tema, quello che il cantautore porta avanti, che in Calabria assume significati ancor più contrastanti e profondi. Perché se "l'impero" è Chiesa, è Stato, qui è anche criminalità organizzata, che tenta di soffocare e sovvertire l'ordine naturale delle cose. "Il cardinale ha scritto la legge, il lupo è il pastore e gli uomini il gregge, il gregge è rinchiuso sul monte dei pegni, e certe botte non lasciano i segni però a volte nella notte bruciano".

Voce e chitarra, immerso dentro una atmosfera fatata, quasi surreale.

Le canzoni della scaletta, tratte dai suoi album, parlano di disuguaglianza, all'ombra di una bandiera nera che sventola sul palco, emblema dell'impero che presto crollerà.

Pongono all'attenzione di chi sta ascoltando vere e proprie emergenze sociali: l'immigrazione, tema centrale e centrato di Apriti Cielo, con strofe di protesta e condanna verso gli stereotipi, verso i razzismi e verso una politica clientelare che fa di tutto questo uno strumento di mercificazione umana, e che è vero e proprio inno alla vita.

I suoi testi strizzano l'occhio agli ultimi e "alzano il pugno" contro la guerra: "La rivoluzione lasciò spazio in breve al periodo del terrore. Fu per motivi d'orgoglio che il cielo una volta smontò le stelle e mise su le luci della più grande guerra mondiale: una zuppa di ideali e anfetamine e i giornali pornografici nelle latrine. Il soldato chiuse un occhio e mise l'altro sulla mira. Quello che vide fu l'immagine di una donna che spariva".

Il cantautore romano, a tal proposito, si sofferma alcuni minuti col pubblico per parlare della nascita di questo tour, uno spettacolo che non pretende di insegnare niente a nessuno, che vuole essere un omaggio a chiunque in questo momento si trovi in viaggio (reale o introspettivo), e che rappresenta uno strumento di condanna nei confronti dei conflitti che attanagliano il mondo.

"Questo lavoro serve a sovvertire le certezze, tutte quelle cose che ci avevano insegnato a scuola, e che attraverso la televisione si è sempre cercato di far passare come verità quelle differenze tra chi sono i buoni e chi sono i cattivi. Poi pero' scopro che in Siria c'e' una guerra, e che i ribelli vengono chiamati tali solo in Siria, mentre in Iraq si chiamano Isis. Questo è un lavoro per uscire dal seminato, per avere nuove risposte".

Mannarino mette in scena un'infinita quantità di assurdi personaggi, metafore di un mondo nel quale siamo pienamente immersi, una sorta di "Arca di Noè, Che va perduta alla deriva", all'interno del quale l'uomo, nel suo moto perpetuo, è sempre in viaggio o in fuga. "La storia diceva tutto il contrario, Ma i giovani provavano ad andare, Soli senza strade dentro al grano. I mostri terreni esistevano, ma erano fratelli sfortunati col sangue avvelenato da neonati. Riusciremo a piangere? Gridavamo senza paura. Persi dentro al mondo in un'estate, lontana quella voglia di morire, sprofondare in un albergo ad ore, senza neanche dirci che era amore, senza neanche dirci che era amore. Passano i soldati e vanno a tempo, ma siamo stati liberi un momento".

Fuga e amore sono anche il filo conduttore di tante storie diverse: quella di Babalù, che tutti odiavano in vita per poi apprezzare una volta morto, o quella di Roma.

Prima della fine c'è tempo anche per ballare con i grandi classici quali Tevere grand hotel, L'arca di Noe' , Serenata Lacrimosa, Bar della rabbia. Brani per i quali Mannarino chiede al pubblico di mettere da parte cellulari e tablet, emblema di una modernità che non ti fa godere le cose a pieno, di alzarsi in piedi e divertirsi come si deve.