Reggio, al via il processo “Gotha”. Ricusato il Presidente del Collegio

reggiocalabria aulabunker19aprdi Claudio Cordova - E' stata rinviata al prossimo 18 maggio l'udienza con il rito ordinario del maxiprocesso "Gotha", con cui la Dda reggina porta in aula la masso-'ndrangheta che avrebbe controllato tutto negli ultimi 20 anni.Nei giorni scorsi 31 imputati hanno optato per il rito abbreviato- e tra questi l'avvocato Giorgio De Stefano - adesso quindi a processo finiscono 40 persone accusate a vario titolo, di gravissimi reati come quelli di associazione mafiosa, concorso esterno, favoreggiamento e violazione della legge Anselmi sulle società segrete.

Tra le persone alla sbarra ci sono il senatore Antonio Caridi, finito in carcere dopo che nell'agosto scorso Palazzo Madama ha dato l'autorizzazione all'arresto, gli avvocati Paolo Romeo e Antonio Marra, l'ex sottosegretario regionale della Calabria Alberto Sarra, l'ex presidente della Provincia di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa, l'ex magistrato Giuseppe Tuccio; il sacerdote Giuseppe Strangio e la giornalista Teresa Munari.

La pubblica accusa, rappresentata in aula dal Procuratore aggiunto Gaetano Paci e dai pm Giuseppe Lombardo, Roberto Di Palma, Stefano Musolino, Walter Ignazitto, Luca Miceli e Giulia Pantano, che ha insistito per il rinvio a giudizio di tutti gli imputati- attribuisce agli indagati «una serie indeterminata di delitti, tra i quali numerosi posti in essere contro la persona, il patrimonio, la pubblica amministrazione, l'ordine pubblico, la personalità interna ed internazionale dello Stato, i diritti politici del cittadino, l'amministrazione della giustizia e l'attività giudiziaria, l'economia pubblica, l'industria ed il commercio. La Dda reggina, guidata da Federico Cafiero De Raho, ha riunificato in un unico fascicolo alcune delle inchieste più delicate condotte negli ultimi mesi: si celebrerà infatti, un unico maxiprocedimento la componente occulta della 'ndrangheta.

Il Collegio è presieduto da Ornella Pastore. Proprio nei confronti del Presidente l'avvocato Carlo Morace, in difesa di Paolo Romeo, ha presentato una istanza di ricusazione, in quanto il giudice Pastore emettendo un provvedimento nei confronti dell'imprenditore Pietro Siclari avrebbe già anticipato un giudizio di merito riguardante alcuni imputati, tra cui, oltre allo stesso Romeo, anche Alberto Sarra e Marcello Cammera.

 

La decisione passa ora al Presidente del Tribunale Mariagrazia Arena: qualora decidesse per l'accoglimento dell'istanza, il processo "Gotha" avrebbe bisogno di un nuovo Presidente del collegio giudicante.
Negli ultimi mesi, infatti, la Dda di Reggio Calabria ha alzato il tiro sui collegamenti istituzionali e paraistituzionali della criminalità organizzata: le inchieste "Sistema Reggio", "Fata Morgana", "Reghion" e "Mammasantissima" hanno colpito alla testa la 'ndrangheta.

In carcere sono finiti due tra i presunti capi della cupola segreta, ma anche l'onnipotente dirigente comunale Marcello Cammera. Dimitri De Stefano, figlio modaiolo di don Paolino. Indagati prima, e adesso imputati a piede libero, tra gli altri, l'ex presidente della Provincia, Giuseppe Raffa. Delicate inchieste che hanno svelato la cappa 'ndranghetista e massonica che da decenni controlla Reggio Calabria e soffoca la parte buona di essa.

L'inchiesta "Sistema Reggio" ha fin qui provato la potenza dell'avvocato Giorgio De Stefano, capace – in forza del proprio carisma criminale – di dirimere le difficili controversie sull'apertura dell'ex bar Malavenda, ubicato nel quartiere Santa Caterina, da tempo equamente diviso tra lo schieramento destefaniano e quello condelliano: De Stefano avrebbe di fatto posto fine a una serie di attentati che avevano funestato quell'immobile, oggetto di appetiti di diverse cosche. L'indagine "Fata Morgana", invece, ha riaffermato il ruolo "baricentrico" (come è scritto nelle carte) dell'avvocato Paolo Romeo, forte della propria rete relazionale, mai negata dalla borghesia cittadina: in quell'inchiesta, i collegamenti con diversi politici locali, ma anche con la burocrazia dei palazzi del potere, al fine di fare incetta di finanziamenti pubblici. Strettamente collegata, l'indagine "Reghion" ha portato in manette per corruzione uno dei più fidati uomini di Romeo, il dirigente comunale Marcello Cammera, che per anni avrebbe spadroneggiato, nel settore dei lavori pubblici.

Infine (ma solo per ora) l'inchiesta "Mammasantissima", che ha ricostruito storicamente quindici anni di politica reggina, individuando in Alberto Sarra e Antonio Caridi due degli strumenti di cui si sarebbe servita la cupola segreta della 'ndrangheta, comandata da Paolo Romeo. Inchieste per certi versi simili, almeno per il focus investigativo: colpire la cupola segreta sovraordinata persino agli stessi storici capimafia del direttorio della 'ndrangheta unitaria composto dalle cosche De Stefano, Tegano, Condello e Libri, la cui esistenza è stata cristallizzata dai processi "Crimine" e "Meta". Inchieste tra di esse assolutamente collegate, che si pongono in continuità l'una con l'altra. Retate di arresti che, in alcuni casi, sono state disposte dagli stessi Gip. Nel calderone è finita anche l'inchiesta "Alchemia", che ha svelato i collegamenti di alcune cosche della Piana di Gioia Tauro con lo stesso senatore Caridi.