La Calabria ha una nuova (semi)denunciante: Federica Roccisano

roccisanofedericaildispaccio13giu 500di Claudio Cordova - I 170 arresti per 'ndrangheta (ci sono tanti politici votati anche dai cittadini che si considerano "perbene") hanno un po' oscurato la decisione del governatore Mario Oliverio – di poche ore prima rispetto al blitz – di defenestrare l'assessore alle Politiche Sociali, Federica Roccisano: "Tale decisione è motivata dall'esigenza di rilanciare l'azione di governo in un settore particolarmente delicato della vita della regione" si dice da fonti della Regione Calabria.

Quale azione di governo, verrebbe da chiedere. La Giunta Regionale di Mario Oliverio è, allo stato attuale, la più inconsistente degli ultimi decenni. Rimuovere, all'improvviso, l'assessore Roccisano è, evidentemente, l'ammissione più lampante del fallimento in un settore delicato come quello dell'Istruzione e delle Politiche Sociali, che arriva, per di più, senza alcuna avvisaglia: i calabresi, dunque, comprendono, dalla sera alla mattina, che quel settore, a detta del Presidente dalla Giunta Regionale, non funzionava. E, però, la legislatura ha ormai ampiamente superato la metà del percorso. Una rimozione quantomeno tardiva: e, comunque, che paghi, per tutti, l'assessore Roccisano, è francamente risibile.

E non perché si stia parlando di Lina Merlin o Tina Anselmi.

Se, infatti, è risibile la presa di posizione di Oliverio, offende parimenti l'intelligenza il tentativo – che, purtroppo, si insinua da più parti – di voler far passare la Roccisano come l'eroina che si sarebbe opposta a chissà cosa. Privi come sono di punti di riferimento, i calabresi sembrano essere maestri nell'individuare dei simboli da dover osannare, a prescindere, dimenticando di avere una memoria che, invece, è una delle armi per essere persone libere. Per carità, la giovane di Caulonia ispira anche simpatia e ci sta anche che difenda sé stessa e il proprio operato: "Non ero una persona a disposizione di chi pensava di avere, come è stata definita, una bottiglia nelle proprie mani da spostare da una parte all'altra della Calabria" ha detto nel corso di una conferenza stampa convocata a Lamezia Terme.

Ma la verità è un'altra.

Perché tutti sanno bene chi siano stati gli sponsor che hanno permesso alla fino a quel momento semisconosciuta piddina della Locride di assurgere alla poltrona di assessore regionale come "tecnico" (sic!) dopo il rimpasto della Giunta in seguito allo scandalo "Rimborsopoli". Ora, invece, quegli stessi sponsor potrebbero aver voltato le spalle alla Roccisano. Ma delle due l'una: o tali sponsor sono spregevoli e lo erano anche quando portavano avanti la Roccisano (ipotesi che, giusto per chiarezza, è quella che prediligiamo) oppure non vanno rinnegati nemmeno ora che (come insegna la loro oscura storia personale e politica) hanno cambiato linea pur di restare a galla e aumentare ulteriormente il proprio grigio potere.

"Tertium non datur" direbbero quelli che amano far sfoggio di latinismi.

E, però, la Roccisano ora se la prende: "Non ho risposto a richieste che sono state fatte, politiche e meno, sia di incontri o di azioni e di risposte da dare e questo probabilmente ha dato un po' sui nervi ad una parte politica che pensava di avere investito su un oggetto e non su una persona indipendente, autonoma che sposava non delle persone ma un progetto politico".

E se, da un lato, Mario Oliverio e progetto politico non dovrebbero mai stare – nemmeno per sbaglio – nella stessa frase, si assiste, ancora una volta, all'atteggiamento tipico dei (semi)denuncianti. Se l'ex assessore regionale Roccisano sa qualcosa, se ritiene di aver subito pressioni indebite, tanto da indurla a dire no, essendo – parole sue – una "persona indipendente", ha solo una strada da percorrere: quella che porta alla stanza del Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri. Troppi uomini e troppe donne – anche nel recente passato – hanno giustificato le proprie estromissioni autodefinendosi (ah, la presunzione!) persone "scomode".

E' ancora fresco il ricordo dell'ex assessore comunale di Reggio Calabria, Angela Marcianò, in rotta con il sindaco Giuseppe Falcomatà. Anche in quel caso (con una interminabile lettera) l'assessore defenestrata tentò (perlopiù riuscendoci) di passare per il baluardo della legalità, rendendo pubbliche alcune mezze frasi e mezze circostanze, che – continuiamo ad augurarci – siano in maniera molto più diffusa all'attenzione della Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

Altrimenti non basta: i calabresi dovrebbero essere stanchi del detto e non detto. Invece di osannare la Roccisano, vittima di quel lupo della Sila che risponde al nome di Mario Oliverio, dovrebbero porsi una semplice domanda: quali sarebbero le richieste "politiche e meno" che la Roccisano avrebbe ricevuto e che da "persona indipendente" non avrebbe accolto? I calabresi dovrebbero essere stanchi dei rimpasti tardivi e, ancor di più, delle denunce tardive o, peggio, ancora, velate.

La fortuna di Oliverio, della Roccisano e di tutti gli altri è, però, che i calabresi non si stancano mai di niente...

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