Reggio Calabria
 

Paci: “In Emilia Romagna il fenomeno mafioso è stato sottovalutato”

ConfPaciGaetano"In Emilia Romagna c'è stata "una sottovalutazione" del fenomeno mafioso e si "sconta un ritardo dovuto alla trascuranza e alla scarsa conoscenza" che si e' avuta in passato riguardo al radicamento sul territorio delle organizzazioni criminali: è il pensiero, riportato dai colleghi dell'Agi, di Gaetano Calogero Paci, procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria tra i relatori del convegno "Il tuo comportamento favorisce le mafie", promosso questa mattina a Bologna dall'Assemblea legislativa regionale con il patrocinio dell'Alma Mater e dell'associazione "Cortocircuito". Un ritardo che "deve essere colmato con il tempo - ha spiegato il magistrato - non si può pensare di risolverlo nel giro di qualche anno e soltanto con qualche inchiesta". Questo perché "il radicamento di strutture criminali provenienti dal sud non si estirpa facilmente e occorre un'opera di bonifica, certamente di carattere repressivo ma non solo, a cui sono chiamati tutti, i professionisti, gli avvocati, i notai, i commercialisti.

In Emilia il fenomeno del radicamento della 'ndrangheta sul territorio è venuto alla luce grazie alla recente l'inchiesta denominata "Aemilia" coordinata dalla Dda di Bologna. Il processo di primo grado è in corso al tribunale di Reggio Emilia.

"Oggi il radicamento delle organizzazioni criminali di stampo 'ndranghetista, prevalentemente, ma anche camorristico, e' sotto gli occhi di tutti quindi - ha sottolineato Paci - l'autorità giudiziaria,ormai da qualche anno, sta facendo benissimo il proprio lavoro e sta cercando di fare emergere una serie di relazioni non soltanto tra soggetti provenienti da aree meridionali ma, tra questi, e il mondo della politica, delle professioni e soprattutto il mondo dell'economia. Il vero nodo che va sciolto e che deve consentire di sconfiggere definitivamente l'organizzazione criminale - ha osservato ancora il procuratore della dda di Reggio Calabria - consiste proprio nel mettere a nudo questi rapporti e nell'evidenziare come, purtroppo, tanta parte della società emiliana, sotto tanti profili, abbia avuto ed abbia rapporti con le organizzazioni criminali". Infine un messaggio agli studenti presenti al convegno: "il tema della mafia non riguarda esclusivamente gli investigatori e le forze dell'ordine ma attiene - ha concluso il magistrato - all'essenza stessa della democrazia. Una partecipazione consapevole alla vita sociale e politica puo' consentire di isolare sempre più le organizzazioni criminali. A questo siamo chiamati tutti".