Reggio Calabria
 

“La mia firma contro la ‘ndrangheta”, a Reggio Calabria il primo Registro di Cittadinanza Consapevole

unnamed 1di Valeria Guarniera - "Occorre essere uniti in un percorso condiviso di rinnovamento, in una sinergia tra istituzioni e società civile. Serve il coraggio della presa di posizione, perché il "No" a volte va urlato. E' necessario uscire da questo cono d'ombra che amplifica la visione distorta per cui Reggio – e la Calabria in generale – sia 'ndrangheta, silenzio, accondiscendenza, come se fossimo tutti assuefatti ad una cultura che invece non ci appartiene. A voi ragazzi affidiamo il futuro di questa città, a noi il compito di lasciare basi solide su cui progettare il domani". E' con la voce rotta dall'emozione, in un teatro Cilea pieno di ragazzi, che Giovanna Cusumano – avvocato, già Presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione Calabria – ha presentato il Registro di Cittadinanza Consapevole, nel corso dell'iniziativa "La mia firma contro la 'ndrangheta". Un urlo indignato a chi considera la Calabria terra di nessuno, una rivendicazione della identità di popolo coraggioso, capace di importanti prese di posizione: "Reggio Calabria è la prima città che si dota di un registro del genere – ha spiegato – ed è importante che il registro nasca proprio qui: questa terra è abitata da tantissime persone per bene, che pagano un prezzo troppo alto per la presenza di una criminalità organizzata che ne ha impedito lo sviluppo. Auspichiamo, quindi, di dare voce ai tantissimi calabresi che respingono con forza ogni forma di criminalità e di sottocultura ndranghetista, perché tutti insieme possiamo sperare in una Calabria libera. L'augurio è che diventi come un'onda travolgente".

unnamed"E' importante prendere coscienza del proprio ruolo – ha detto Arcangelo Badolati. A lui - firma illustre dall'animo sensibile, profondo conoscitore delle dinamiche che hanno portato la Calabria in una condizione sopravvivenza – il compito di tenere le fila: "Reggio è stata negli anni '70 laboratorio criminale – ha raccontato alla platea – qui si sono stretti patti terribili e le azioni, talvolta, hanno superato la più tragica immaginazione. Oggi, a distanza di anni, tante cose sono cambiate. C'è una maggiore consapevolezza, una grande voglia di riscatto. Ma c'è anche la difficoltà del non sapere, a volte, con chi si sta parlando. C'è una contaminazione negli ordini professionali, nelle istituzioni, nella politica. Ieri lo 'ndranghetista era riconoscibile, oggi non lo è più. Si è inserito nel tessuto sociale: ha studiato, si è laureato, siede ai tavoli importanti. Per questo – ha ribadito – azioni come queste sono importanti: chi firma sceglie da che parte stare. Dovete imparare a vivere in un mondo normale – ha detto, spronando i ragazzi – fatto di diritti e non di favori". E poi, ancora rivolgendosi alla giovane platea, il regalo dell'ispirazione: "Lo diceva Tommaso Campanella - "Io nacqui a debellar tre mali estremi: tirannide, sofismi, ipocrisia" – non lasciatevi derubare, agite".

unnamed 2Era il 2 giugno del 2017 quando a San Luca (RC), veniva catturato il boss Giuseppe Giorgi. Era sfuggito alla cattura per 23 anni ed il suo nome era stato inserito nell'elenco dei 5 ricercati più pericolosi d'Italia. Proprio nel giorno della festa della Repubblica terminava la latitanza di Giuseppe Giorgi, di 56 anni, detto "u capra", ritenuto elemento di vertice della cosca Romeo alias "Staccu", arrestato dai Carabinieri in uno stretto rifugio ricavato nel camino di casa sua, a San Luca. Una vittoria per il lavoro degli uomini dello Stato, alla cui esultanza si è contrapposto il baciamano, quel gesto ignobile ripreso poi dalla stampa locale e nazionale, e assurto a simbolo di un territorio che ha scelto la parte sbagliata. "Quell'evento ci ha ci ha spinto ad una riflessione collettiva: non è accettabile che passi un messaggio distorto che riguardi tutti noi. Non è accettabile che ancora oggi si comunichi che i calabresi sono quelli del baciamano". Giuseppe Lombardo, Procuratore aggiunto della Repubblica di Reggio Calabria, ricorda quei momenti e la successiva, istintiva indignazione che lo ha portato ad assecondare la voglia di dire "Basta" dell'avvocato Cusumano: "Ricordo che le condanne pubbliche sono state tante, ricordo però anche che il silenzio della società civile, era un silenzio assordante. E allora qualcosa bisognava fare, perché questa non è una terra che deve vivere di gesti eclatanti, di eroismi isolati, deve essere recuperata una dimensione di normalità: la ndrangheta si contrasta ogni giorno con gesti normali, fatti di coraggio collettivo". C'è bisogno di simboli che diano coraggio alle azioni, lo ribadiscono entrambi, perché i simboli sanno fare da traino, creando una identità comune: "Noi oggi firmiamo un patto con noi stessi: mafiosi mai – ha urlato Lombardo rivolgendosi ai ragazzi - Quello che facciamo oggi è la proiezione di cosa sarà il nostro futuro. Serve un contributo consapevole e produttivo. Purtroppo le mafie godono di buona stampa e buona televisione e noi dobbiamo contrapporre a quella logica che ne amplifica l'esistenza e i valori, esattamente dei simboli opposti. Ecco che il registro diventa un simbolo di chi sceglie consapevolmente, mettendoci la faccia, di stare dalla parte opposta".

Un inno alla partecipazione, quello urlato a gran voce dalle più alte cariche istituzionali, tutte presenti alla cerimonia. Il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà; Cinzia Nava, presidente Commissione Pari Opportunità Regione Calabria; Bernardo Petralia, Procuratore Generale della Repubblica; Luciano Gerardis, Presidente Corte d'Appello; Maria Grazia Arena, Presidente Tribunale di Reggio Calabria; i presidenti dei tribunali di Palmi e Locri, Epifania e Palermo; e Michele di Bari, Prefetto di Reggio Calabria che ha infine ospitato nel Palazzo del Governo i rappresentanti delle istituzioni per le prime firme nel registro che resterà aperto: "Diventerà un'azione itinerante - ha concluso con entusiasmo Giovanna Cusumano - andremo a Locri e usciremo anche dai confini della Calabria. Parte da Reggio un'azione innovativa che aspetta solo di essere condivisa".