Reggio Calabria
 

Frase chic della professoressa alla figlia di Maria Chindamo, Non Una Di Meno: “Chiediamo il massimo della sanzione”

Non può che suscitare sdegno la frase pronunciata dalla professoressa del liceo di Palmi, proprio in occasione dell'8 marzo, ed indirizzata alla figlia di Maria Chindamo sulla cui scomparsa indaga ancora la procura di Vibo Valentia.
"Le donne andrebbero tutte sterminate perchè non valgono niente"! Come NUDM abbiamo stigmatizzato da subito la gravità di questa esternazione, già circa dieci giorni fa, quando si è appresa la notizia su "Il Dispaccio" ma, considerata la richiesta di rimozione dell'articolo da parte della famiglia della ragazza, quindi per evitarle, appare ovvio, ulteriori sofferenze, abbiamo concordato e di conseguenza scartato, la pubblicazione di un nostro comunicato in merito.
Da sempre sosteniamo che per sradicare la matrice culturale patriarcale e machista, base della violenza di genere, è fondamentale la prevenzione a partire dalla scuola, agenzia primaria di educazione dopo la famiglia. Servono programmi che prevedano fin dalla scuola materna, l'introduzione dell'educazione di genere e l'abbattimento degli stereotipi, basi fondamentali per educare le nuove generazioni al rispetto della persona e delle diversità, anche attraverso l'introduzione nei testi scolastici delle donne che, ancora oggi, sono oscurate o gregarie in una cultura di predominanza maschile.
La responsabilità del corpo docente è quindi enorme perché ad ampio spettro. Le sue dimensioni sono definite non solo da competenze culturali e didattiche ma anche da responsabilità educative e da una continua consapevolezza professionale. Le e gli insegnanti devono essere persone libere e senza pregiudizi, capaci di veicolare, negli e nelle loro allieve, anche la capacità di pensare, volere e sentire con autentica libertà.

Al centro della professione docente c'è dunque, una responsabilità pubblica, che viene esplicitata attraverso l'impegno educativo verso le ragazze ed i ragazzi, con un lavoro eticamente corretto che porti, anche, alla formazione di persone consapevoli ed attive. Il cambiamento dei linguaggi che vengono usati, compresa la grammatica ridotta ad un "universalità" del genere maschile, sono da noi ritenuti perciò, estremamente importanti.
Per tali ragioni risulta ancor più aberrante la frase espressa. La cultura del patriarcato colpisce ancora di più se a perpetrarla è una donna che, quasi si ritiene fuori dal suo genere di appartenenza, mettendo in atto modalità maschiliste che possano consentirgli una posizione di "privilegio" nel ruolo sociale da svolgere. Il ruolo di "educatrice" avrebbe, invece, il compito di veicolare messaggi diversi, che portino ragazzi e ragazze a prendere coscienza di problematiche quali la violenza di genere, nell'ottica della praticabilità di una discussione che, attraverso una maggiore consapevolezza e maggiore informazione, suggerisca la messa in discussione dei propri comportamenti, alla ricerca di soluzioni che aiutino una più ampia coscientizzazione.
Professionalità che, purtroppo, è mancata nella docente le cui affermazioni sono rese ancor più gravi nell'averle esternate davanti a ragazze e ragazzi adolescenti e alla luce della scomparsa di Maria Chindamo. Da ciò che si è appreso dai giornali, la docente inoltre non appare minimamente cosciente delle sue dichiarazioni, tanto da considerarle "normali". Una "normalità", vorremmo ricordarle, che già comporta per le donne uno "sterminio" quotidiano. Solo dall'inizio dell'anno ad oggi sono, infatti, già una ventina le donne uccise per mano di compagni, mariti o ex.
Ci domandiamo quindi come sia possibile che la docente continui a rimanere ancora presso la scuola, a contatto con le e gli studenti, e perchè la Dirigente, in attesa delle decisioni dell'ufficio del Provveditorato Agli Studi, non l'abbia intanto sospesa dal servizio.
Pertanto chiediamo agli organi competenti il massimo della sanzione disciplinare prevista per chi perpetra gravi condotte lesive della dignità personale altrui, oltre che della scuola stessa, e quindi la destituzione del soggetto da qualsivoglia compito educativo, se ce ne fossero gli estremi.