Reggio Calabria
 

Indebiti contributi per oltre un milione di euro: confisca ad azienda gravitante nel porto di Gioia Tauro

guardiadifinanzaI Finanzieri del Gruppo di Gioia Tauro hanno eseguito - su ordine della Procura della Repubblica di Palmi - un provvedimento di confisca per equivalente nei confronti della società ''Il Corriere Group Srl'', condannata per aver indebitamente percepito contributi per 1,2 mln per realizzare uno stabilimento industriale nei pressi del porto di Gioia Tauro (Reggio Calabria). Il provvedimento a carico della società è l'epilogo di una complessa indagine che aveva consentito di individuare un sodalizio criminale dedito alla commissione di reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, bancarotta fraudolenta, frode fiscale continuata - posta in essere anche attraverso un vorticoso giro di fatture per operazioni inesistenti - e riciclaggio nel 2014. Dalle indagini, fa sapere la Gdf, era emerso che ''socio occulto'' della società era un pregiudicato ritenuto un affiliato di rilievo delle cosche Piromalli Pesce di Gioia Tauro e Rosarno, noto per essere stato, a suo tempo, protagonista nei tentativi di estorsione perpetrati, sotto la regia delle principali cosche della zona, ai danni della Medcenter Container Terminal (la famosa tangente di 1,5 dollari al container movimentato nel porto di Gioia Tauro). Nella vicenda di cui trattasi risultavano coinvolti, tra gli altri, anche i figli dell'uomo.

Le indagini esperite consentivano di acclarare, tra l'altro, che "socio occulto" della società Il Corriere Group S.r.l. era tale Domenico Pepè detto "Mimmo" - pregiudicato per il reato di cui all'art. 416-Bis C.P., in quanto ritenuto affiliato di rilievo delle cosche Piromalli e Pesce di Gioia Tauro e Rosarno -, famoso per essere stato, a suo tempo, protagonista nei tentativi di estorsione perpetrati dal medesimo ed altri, sotto la regia delle principali cosche della zona, ai danni della MEDCENTER CONTAINER TERMINAL S.p.a. (richiesta della famosa tangente di 1,5 dollari a container movimentato nel porto di Gioia Tauro).

Nella vicenda di cui trattasi risultavano coinvolti, tra gli altri, anche i figli di Domenico Pepè, i germani Ferdinando e Salvatore; quest'ultimo era stato tratto in arresto in data 08.03.2011 per associazione mafiosa, nell'ambito dell'operazione "Crimine 2", in quanto ritenuto affiliato alle cosche Piromall, Pesce e Oppedisano.

Il provvedimento di confisca odierno, eseguito mediante acquisizione al patrimonio dello stato del capannone industriale a suo tempo oggetto dei finanziamenti indebitamente percepiti, costituisce un'ulteriore conferma dell'efficacia dell'azione dello Stato a contrasto della criminalità economico-finanziaria e mafiosa.