Reggio Calabria
 

Simone e Politanò (Uil): “Solo così l’Asp di Reggio Calabria potrà diventare normale’”

"Passata la fase della elezione RSU, ritenevamo fosse utile riprendere la strada della collaborazione, non dispensare giudizi trancianti ed in nome della difesa dei lavoratori, ricercare la declamata ed auspicata unità sindacale. Ben sapendo che questo, per noi, non significa abdicare al ruolo di difensori dell'applicazione delle regole, ma mettere chiarezza in un perenne ed incessante caotico stato confusionale.

Asserire, per le problematiche attinenti l'UOC di Ostetricia di Polistena, che in condizioni di emergenza, sarebbe utile non concedere ferie o tre riposi consecutivi, fossero anche recuperi, non è qualcosa fuori dal mondo, ma ciò che il buon senso, oltre che la legge, prevedono. Cosi come è arrampicarsi sugli specchi, per sviare l'attenzione, cercare di stigmatizzare quanto pubblicato dagli Organi di Stampa, facendo finta di non conoscerlo, sulla questione dei dirigenti medici dello stesso reparto di ostetricia e ginecologia del p.o. di Polistena. Così facendo non si difendono gli interessi dei lavoratori, così come non lo è estrapolare una piccola parte di una dettagliata lettera stravolgendone il senso. Ripetiamo le elezioni saranno ora nel 2021, quelle del 2018 ormai sono finite e sono andate come sono andate, nel bene e nel male, bisogna farsene una ragione.

Bastava leggere, con attenzione, la nostra articolata nota n. 200 del 3.5.2018, nella quale in maniera chiara sono riportati fatti, non pareri, giudizi o altro, e questo bailamme si sarebbe sgonfiato prima di montare.

La "querelle" sulla stampa ed i titoli roboanti servono a chi cerca un posto al sole, a noi lo hanno dato i lavoratori dell'ASP facendoci diventare, prima volta nella storia dell'ASP (comprese le tre ex-ASL), primo sindacato in tutta l'Azienda.

Questo è! Si prenda atto! Si sarebbero risparmiati tempo ed energie che le "forze collegiali" interessate avrebbero potuto indirizzarle altrove.

Se non ci fosse "eccessivo protagonismo" non si sarebbe commesso il marchiano errore che li ha portati a non citare i sei CPS-Infermieri della sala operatoria dello stesso reparto, "causa scatenante" della problematica. La conoscenza integrale dei fatti da noi esposti, avrebbe consentito un esprimersi a ragion veduta.

Allo stesso tempo invece di perder e far perdere tempo, si potevano occupare di cose concrete, per esempio:

- sulla mancata applicazione dell'Atto Aziendale;

- sulla deriva incessante dei servizi e reparti;

- sulla rimodulazione del servizio paventato con la nota 4169/DS/2018 del p.o. di Polistena e 77/DEU;

- sulla deregulation totale per quanto attiene la gestione del personale, dove ognuno fa quello che gli pare;

- sugli incarichi, fittizi e non, in qualche caso elargiti come "prebenda" (a personale della dirigenza e del comparto);

- sull'utilizzo di professionisti sanitari in compiti non propri o amministrativi, insomma sui cosiddetti "imboscati";

- sui cambi di qualifica senza il rispetto della norma;

- sull'attribuzione, illecita, di un ulteriore turno di pronta disponibilità alla u.o. di ostetricia e ginecologia del p.o. di Polistena, senza aver rispettato la previsione dell'art. 7 del CCNL integrativo 7.4.1999;

per non parlare delle diverse norme ed istituti contrattuali, vilipesi, di quelli senza risposte nonché della mancata definizione di un CCDIA.

Perché non si realizza l'unità sindacale, considerato che in delegazione trattante, ogni volta, i residui sono inferiori rispetto alla precedente, facendo cadere nell'oblio decine di milioni di euro dai fondi? Perché, non pretendono anche gli altri la certificazione dei residui?

Strano e preoccupante è soffermarsi, arzigogolare e cavillare, con animus pugnandi, su una piccola parte di una nota che affronta un problema in maniera organica ed articolata.

Senza fare citazioni dotte o tecniche, senza citare che durante le stesse 24 ore sono previsti due turni (illegalmente) dello stesso soggetto, vorremmo capire come si concilia il ragionamento fatto con le centinaia di ore di lavoro straordinario espletato in quel reparto. Sarebbe interessante sapere chi, perchè e per quali motivazioni.

Le leggi dello Stato e le norme contrattuali, noi le conosciamo ma non ci pare ci sia spazio a "libere interpretazioni", che fanno conseguire, per esempio, la qualifica di collaboratore amministrativo ad un infermiere oppure consentano di usurpare titoli e professioni dirigenziali senza essere stato assunto per questo , magari firmando atti pubblici.

Quelle stesse norme che obbligano a non più di 48 ore settimanali (ordinario e straordinario compreso) per non più di quattro mesi nell'anno; mentre si superano diffusamente le 180 ore contrattuali di straordinario, senza che mai sia stato assegnato il budget; si sa che queste risorse sono sottratte risorse al fondo che è di TUTTI i lavoratori.

Davanti a questo sfascio ci fa specie che ci si preoccupi di pontificare; i giri di parole non servono, qualora convinti della giustezza delle asserzioni, se serve, si facciano nomi e cognomi, noi lo facciamo. Sulla strada della trasparenza noi ci siamo e qui bisogna documentarsi evitando derive populiste , queste si, fuorvianti.

Questo il discrimine tra l'essere contro o a favore dei lavoratori, non le chiacchiere da bar o le maldicenze gratuite. Solo così si ha a cuore il reale interesse dei lavoratori e dei pazienti, nonché la salvaguardia dei servizi ( u.o. di Ostetricia e Ginecologia del p.o. di Polistena compresa).

Ultima annotazione la vogliamo dedicare alle CPS - ostetriche assunte a tempo determinato, per le quali riteniamo che le motivazioni che hanno dettato l'assunzione non ci pare siano cambiate e se dovesse servire il nostro insignificante parere, considerato che anche qui non si predispongono i piani di assunzione, a differenza di quanto succede in tutti gli altri posti della Regione, questo non può che essere per il mantenimento dei livelli occupazionali, avuto riguardo dell'applicazione delle norme.

Concludiamo invitando, tutti, a sostenere la battaglia della legalità; del ripristino delle regole; del "disboscamento" dei professionisti sanitari dei medici, dei biologi, degli psicologi, eccetera; della razionalizzazione/riallocamento delle risorse umane; dell'applicazione dell'Atto Aziendale; della chiusura dei presunti ambulatori inutili; della definizione del CCDIA, tanto per citare una piccola parte delle cose da fare. Solo così l'ASP di Reggio Calabria potrà diventare "normale", fatta di dipendenti "normali" che svolgono la loro attività per dovere e con passione, senza riserve e protezioni di "piccoli orticelli". Lo affermano Nicola Simone e Francesco Politanò (Segreteria provinciale della Uil di Reggio Calabria).