Reggio Calabria
 

“Demetrio, si sono fermati, sono scesi dalla macchina”: le ultime parole di Fortunata Fortugno

fortugnofortunata600di Claudio Cordova - Una coppia appartata in macchina. I killer che si avvicinano. Gli spari nel buio. I proiettili che non raggiungono il bersaglio predestinato, ma la donna che era con lui, uccidendola. I drammatici momenti che hanno portato all'uccisione di Fortunata Fortugno, per tutti "Donatella", sono ricostruiti nell'ordinanza di custodia cautelare con cui il Gip di Reggio Calabria ha confermato il carcere per gli indagati nell'inchiesta "De Bello Gallico" e, soprattutto, per quel Paolo Chindemi considerato l'esecutore materiale del delitto.

Il bersaglio, però, non era Donatella Fortugno, ma l'uomo che era con lei in macchina e con cui aveva una relazione extraconiugale. Non un soggetto di poco conto, nel panorama criminale reggino: Demetrio Logiudice, detto "Mimmo u boi", considerato elemento di rilievo nel territorio di San Giovannello per conto della cosca Tegano. E' il 16 marzo scorso quando Chindemi avrebbe aperto il fuoco sulla coppia, appartata nella zona del torrente Gallico. Un agguato che gli inquirenti incastrano proprio nelle dinamiche di 'ndrangheta sul territorio di Gallico, piuttosto turbolento negli ultimi mesi. Un caso, quello dell'agguato al boss Logiudice, chiarito attraverso l'ausilio di telecamere di videosorveglianza, che avrebbero inquadrato l'autovettura su cui si sarebbe mosso il killer. Tutti gli accertamenti effettuati al riguardo, hanno dimostrato che la macchina veniva utilizzata esclusivamente da Paolo Chindemi, ventottenne di Gallico. Le intercettazioni ambientali disposte dalla D.D.A. di Reggio Calabria, hanno consentito di raccogliere ulteriori e pregnanti elementi che, in combinazione con i dati acquisiti dagli impianti di video sorveglianza, con riferimento al mezzo utilizzato dal killer per compiere l'agguato, andavano a comporre un quadro indiziario grave, preciso e concordante a carico di Paolo Chindemi, quale esecutore materiale dell'efferato delitto, che è stato fermato questa notte dai poliziotti della Sezione omicidi della Squadra Mobile di Reggio Calabria. Paolo Chindemi è figlio di Pasquale, assassinato un mese prima a Gallico nel corso di un agguato. Due fatti che potrebbero essere collegati, come scrive il Gip nell'emettere l'ordinanza: "Non può escludersi che l'azione (ossia l'agguato a Demetrio Logiudice ndr) sia scaturita anche da motivi di vendetta personale nei confronti del possibile autore (o mandante) dell'omicidio del padre dell'indagato Paolo Chindemi, ucciso u mese prima dell'agguato omicidiario da persone non ancora identificate, con modalità tipicamente mafioso. Tuttavia, tale movente "personale" – allo stato sfornito di valido appiglio ben può aggiungersi a quello principale, costituito dalla funzionalizzazione della condotta di omicidio al rafforzamento del gruppo facente capo al duo Chidemi-Bilardi".

Le dichiarazioni rese da Logiudice agli inquirenti, unite all'attività di intercettazione ricostruiscono ora quei drammatici momenti: "Io ero seduto al centro del sedile posteriore appoggiato alla spalliera e lei era abbracciata a me con il suo viso appoggiato al mio petto. Ad un tratto un'autovettura sopraggiungeva in direzione monte-mare, quindi in direzione contraria a quella in cui era parcheggiata la nostra auto. Ad un tratto appena superata di qualche metro la nostra posizione, l'auto si fermava" racconta Logiudice. Ed è proprio Donatella Fortugno a notare per prima che due uomini (e quindi qualcun altro, insieme a Chindemi) erano scesi dall'auto: "Demetrio, si sono fermati, sono scesi dalla macchina" sarebbero le frasi pronunciate dalla donna, secondo il ricordo di Logiudice.

Le ultime frasi pronunciate dalla donna, colpita alla testa e deceduta nonostante la corsa disperata in ospedale.

Una dinamica che viene inconsapevolmente confermata agli inquirenti proprio dall'indagato principale, Paolo Chindemi, che, intercettato con i suoi sodali, nelle settimane successive, dice: "Non so nemmeno... [incomprensibile] si stava girando a guardare verso dietro". Sono le parole di Ettore Bilardi, genero del defunto boss Mico Tripodo e tra le persone arrestate, a chiarire l'argomento: "Ha pagato per lui... [...] quando gli ha fatto... gli ha fatto bam... per lei non l'ha distrutto...". Peraltro, è lo stesso zio di Paolo Chindemi, Mario Chindemi, a suggerire al nipote di sbarazzarsi dell'arma usata per il delitto. E' l'8 giugno, quasi due mesi dopo il delitto: "Toglitela quella pistola che hai sparato..." gli dice. Il giovane, in un'ulteriore conversazione, sembra per sicuro del fatto suo e per rassicurare lo zio circa l'assenza di sospetti da parte di terze persone, afferma chiaramente: "Poi... [...] non sospettano, però io ho fatto un omicidio".