Reggio Calabria
 

“Matteo, uno di noi”: la gente sanluchese abbraccia il ministro dell’Interno (che ricambia con un minicomizio ‘ducesco’). E gli chiede misure concrete per sopravvivere

signoragiorgisanlucadi Mario Meliadò - La mossa vincente di Matteo Salvini nel suo 'viaggio' a San Luca? Esattamente la stessa che negli ultimi anni l'ha progressivamente portato a diventare uno dei personaggi italiani più popolari in assoluto – e non solo nel ristretto campo della politique politiciénne, eh –: l'empatia a prova di grugno, la poetica del 'piacionismo' pur coltivata intensivamente, in anni passati, anche da leader del tutto diversi (...come dimenticare il 'chiodo' indossato dall'ex presidente del Consiglio Matteo Renzi durante un'ospitata ad 'Amici'?), l'essere secondo la gente, come puntualmente gli griderà un sostenitore durante una delle passeggiate per il minuscolo centro di San Luca, «ministro 'per il popolo'!, non populista!».

STRISCIONE. Già un paio d'ore prima che il ministro giunga effettivamente in territorio sanluchese, alcuni cittadini ed ex amministratori locali di San Luca sono ben pronti a inscenare il loro piccolo sit-in, con tanto di cartelli. «Salvini, il lavoro non c'è: emigriamo?», ne recita uno. «San Luca non è 'ndrangheta», si legge su quello che forse più colpisce. «Dicono che c'è questo, quest'altro... perché non ci arrestano?», afferma provocatoriamente uno di loro. «Se c'è la 'ndrangheta? Chi 'ndi sacciu ieu!, iddhi sannu!», ridacchia: ma lo sa benissimo.

COL GOEL... PIÙ O MENO. Sono tante, dicevamo, le persone con cui il ministro dell'Interno s'interfaccia. Tra queste c'è Saveria Giorgi, «bisnonna» ma ancòra vanitosa al punto da non voler dire l'età. «maestra del telaio artigianale: faccio parte della cooperativa Goel del gruppo Cangiàri: gente brava e accogliente». Segue l'interminabile lettura di una missiva rivolta al ministro Salvini, in cui la signora evidenzia le proprie esperienze e i propri tentativi di «portare lavoro ai miei parenti e a tutta San Luca», non ultimo il «nuovo corso di telaio» che partirà a settembre. «Signori del Governo, ci avete abbandonati a noi stessi!», tra le varie recriminazioni presenti nella lettera: ma la richiesta di fondo è «lavoro per i nostri giovani».

D'accordo: ma perché qui non c'è lavoro? Con la micidiale depressione di questo paese c'entrerà mica qualcosina la 'ndrangheta?, chiedono alla Giorgi (in termini assoluti, peraltro un cognome 'pesante' a San Luca, anche se la signora nega d'essere imparentata con l'omonima famiglia mafiosa). Un quesito scontato, specie conoscendo la storia del consorzio Goel e del suo coraggioso artefice Enzo Linarello, intrepido condottiero di battaglie contro i clan, la Massoneria deviata, la corruzione.

Soprendente è semmai la risposta: «....E che c'entra la 'ndrangheta?». Sì, vabbè, ma qui insomma c'è la 'ndrangheta? «Ju non sacciu 'i 'ndrangheta: ju sacciu di lavoro onesto... Tutti parlano di 'ndrangheta, ma di lavoro non parla nuju!», nessuno, protesta Saveria Giorgi. Che paradossalmente afferma non solo che nessuno nella sua famiglia è stato mai arrestato ma di non sapere di nessun sanluchese che sia mai stato arrestato per reati di mafia. Per la serie: i clan, questi sconosciuti (a San Luca, poi...).

PER LA VIA. Nel breve tragitto compiuti a piedi (dal Comune alla caserma dei Carabinieri) e all'uscita da ogni 'step' del percorso sanluchese, Matteo Salvini sfodera la sua nota lethal weapon: la piacioneria. Strette di mano a profusione e selfie 'al volo' (al diavolo le imponenti misure di sicurezza!, e non importa se invece i giornalisti, peraltro identificabilissimi anche perché preventivamente accreditati, a momenti vengono trattati da terroristi dell'Ira...), soste a ripetizione coi cittadini per un lodevolissimo esercizio di una capacità d'ascolto quasi mai individuabile in un qualsiasi ministro della Repubblica.

Per la verità, se qualche cronista azzarda l'impensabile – cioè prova a fare qualche domanda al ministro, insomma tenta di fare il suo lavoro –, da dietro arriva sistematicamente un sibilo: «E queste sono domande? Ma parlate del lavoro!, 'sti comunisti...».

COME IN PIAZZA VENEZIA. Se l'empatia – secondo i sostenitori leghisti; ma non solo – è una dote naturale di Matteo Salvini, il senso della misura lo è assai meno. Ed ecco che l'apprezzabilissima volontà di dialogare ripetutamente in modo informale con la gente di San Luca, zac!, all'improvviso si trasforma, col ministro che, camicia bianca senza cravatta e giacca 'penzoloni', balza su una scalinata e si produce in un repentino minicomizio 'ducesco' che, per le modalità, ricorda molto certi 'affacci' dal balcone di piazza Venezia.

Già mentre inizia a parlare, c'è chi è più realista del re («Mettiti all'ombra!», suggerisce invano a Salvini un supporter). «Volevo solo dirvi grazie, volevo solo dirvi che sono orgoglioso di dar voce a San Luca, alla Calabria e all'Italia...», prova a scandire il ministro: ma già un coro di applausi e urla lo sommerge. «In un Ferragosto triste, dove c'è gente che sta ancòra scavando a Genova...», nuova interruzione e – visto il tema – francamente davvero fuori luogo: «Bravo, bravo!».

Riprende: «...L'abbraccio fra San Luca, la Calabria e Genova parte dalla tragedia, però...» («L'ospedale di Locriiii...!»), «...significa che ci rialziamo: non ho bacchette magiche, però...» («Salvini, parla di San Lucaaaa!»).

Capita l'antifona, ci riprova così: «...Tornerò a San Luca con alcuni impegni: mi hanno segnalato alcuni ponti che sono a rischio, ospedali che chiudono...» («Bravoooo! Bra-vo!!», applausoni, «Manco ai tempi di Mussolini!», azzarda un altro. Dall'inizio del discorso sono passati fin qui 58 secondi: adesso il vicepremier pare visibilmente infastidito). «Ci rivediamo con qualche risultato concreto...» («Noi vogliamo un programma per il lavoro!», viene interrotto ancòra dai suoi fan, in fondo erano stati pazienti per altri 14 secondi). «Posso dire.... Adesso, non sono Batman...» (risate), «...però posso dirvi che, entro un anno, c'è l'obiettivo d'assumere 1.500 vigili del fuoco e 1.500 uomini e donne della Polizia di Stato per portare sempre più sicurezza sul territorio e la testimonianza, ieri in Sicilia e oggi in Calabria, che combatterò, e insieme a voi la vinciamo la battaglia..., contro la 'ndrangheta, la mafia e la camorra che scompariranno dalla faccia di que....» («Bravooooo!!!», applausi. Non c'è verso di farlo finire). «Questo è l'impegno che mi prendo» («Salvini, solo col lavoro si può fare...», «Lavoro...», «Vogliamo lavoro...»). Alla fine, rassegnato, Matteo Salvini alza il pollice e manda un 'in bocca al lupo!' ai «giovani emigrati all'estero» evocati da un cittadino.

MATER DOLOROSA. Durante il tragitto che dal Municipio lo conduce alla caserma dei Carabinieri intitolata al brigadiere Carmine Tripodi – militare assassinato dalle 'ndrine il 6 febbraio dell'85 –, si fa avanti rivolgendosi al ministro Salvini la madre di Marco Marmo, una delle sei vittime della terrificante strage di Duisburg: «La 'ndrangheta, bisogna dirlo, certo che c'è qui! E io per la vita di mio figlio voglio giustizia: lo sanno tutti chi me l'ha ammazzato, però in appello uno solo è stato condannato, tutti gli altri sono stati assolti». Una signora bassina, che alterna l'urlo alla pacatezza e si scioglie in lacrime di rabbia: l'uomo di Governo l'ascolta con rispetto, «Ascolto tutti» commenta, a ribadire di aver sentito ma, nel dubbio, anche un attimo a prendere le distanze da asseverazioni che, in caso, vorrà verificare.

DISABILITÀ. Ma, appunto, la madre di una delle vittime dell'orrida strage di Duisburg è solo uno dei tantissimi interlocutori di Matteo Salvini lungo la strada. E in tanti non si limitano alla stretta di mano o a qualche apprezzamento, ma chiedono: chiedono cose molto concrete. «E per i disabili? Matteo, che farai per i disabili? Io a casa ne ho due...», dice contrito un uomo di mezz'età.

Malgrado le parole espresse solo poco prima, forse in tanti pensano che Matteo Salvini sia davvero Batman.