Reggio Calabria
 

“Provvidenza”, rimane libero l’imprenditore di San Ferdinando Domenico Careri

Rimane libero Domenico Careri, 55 anni, il noto imprenditore oleario di San Ferdinando. A deciderlo è stata la Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, che, accogliendo le argomentazioni dei difensori, avvocati Domenico Alvaro e Domenico Malvaso, a conclusione del giudizio di rinvio, ha rigettato il ricorso della Procura Distrettuale di Reggio Calabria avverso l'ordinanza di scarcerazione per mancanza di gravità indiziaria, pronunziata dal Tribunale del riesame.

Domenico Careri era stato tratto in arresto, lo scorso mese di febbraio, nell'ambito del processo Provvidenza, con la pesante accusa di concorso esterno nell'associazione mafiosa facente capo alla potente famiglia Piromalli e truffa aggravata.

Non ha superato, dunque, il controllo del giudizio di legittimità oltre che del tribunale della libertà, l'ordinanza del GIP DDA di Reggio Calabria, che, aveva applicato al Careri la custodia in carcere, poi sostituita con quella degli arresti domiciliari dal TdL, che aveva perà confermato la gravità del quadro indiziario.

In accoglimento del ricorso dei difensori, avvocati Alvaro e Malvaso, la Suprema Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio, per un nuovo e più approfondito esame, l'ordinanza del Tribunale della libertà di Reggio Calabria, che aveva applicato la misura degli arresti domiciliari, condividendo le censure difensive incentrate sulla mancanza di elementi indiziari idonei a giustificare l'applicazione di una misura cautelare per concorso in associazione mafiosa.

In particolare, a Domenico Careri, che insieme al figlio Gioacchino si occupava della società SGF srl, operante nel settore dell'imbottigliamento e della vendita all'ingrosso di olio di sansa, si rimprovera di avere agevolato la cosca Piromalli, fornendo alla società Madoro, di Rosario Vizzari, nella quale era cointeressato Antonio Piromalli, figlio di "Pino Facciazzza", ritenuto al vertice della consorteria mafiosa, ingenti quantitativi di olio di sansa poi commercializzato dalla MADORO negli Stati Uniti come olio extravergine. Attraverso questo sistema truffaldino, i Piromalli, interessati nell'operazione commerciale, avrebbero tratto, secondo l'accusa, notevoli profitti economici.

I difensori del Careri, nel contestare radicalmente l'impianto accusatorio, hanno dimostrato con documenti ed indagini difensive che la ditta dei Careri era estranea sia alla truffa dell'olio sia alle attività del Piromalli, i cui interessi nella società Madoro non erano al tempo noti. Anzi, non appena intravista la presenza di Antonio Piromalli nella società (la P.& P.) di intermediazione con la Madoro, benché in regola con le autorizzazioni amministrative, i Careri avevano prontamente attuato una strategia finalizzata all'interruzione di ogni rapporto commerciale con la società Madoro, praticando intenzionalmente prezzi più elevato rispetto alla concorrenza e non concedendo più anticipazioni sulle richieste di olio di sansa, al punto che la società Madoro aveva, in effetti, interrotto ogni rapporto con la SGF, rivolgendosi ad altro fornitore.

Sulla base di tali censure il Tribunale della libertà, decidendo dopo l'annullamento della Cassazione, aveva revocato la misura degli arresti domiciliari, disponendo l'immediata scarcerazione di Domenico Careri. Contro tale decisione aveva interposto ricorso la Procura Distrettuale ma la Cassazione lo ha ora rigettato ritenendo infondate le doglianze del P.M..

A breve verrà emessa sentenza dal GUP DDA di Reggio Calabria a conclusione del rito abbreviato nel frattempo celebratosi nei confronti degli imputati che avevano richiesto di essere giudicati allo stato degli atti.