Reggio Calabria
 

Reggio, Sculco visita la “Casa della Solidarietà Pasquale Rotatore”

"E' un luogo d'accoglienza di enorme aiuto per i poveri e gli abbandonati in una città - simbolo delle criticità calabresi e meridionali com'è Reggio Calabria. Credo che in Calabria infrastrutture sociali come questa, che si sorreggono grazie ai sacrifici e alla generosità di volontari che riempiono di contenuti il valore della solidarietà, esercitandola e non solo declamandola, vadano sostenute dalle Istituzioni pubbliche e doverosamente accompagnate in ogni fase della loro evoluzione". E' quanto ha detto la consigliera regionale Flora Sculco che ha fatto visita alla "Casa della Solidarietà Pasquale Rotatore": il Centro di pronta accoglienza per chi non sa dove trovare un pasto caldo e un letto per dormire, ubicato a Catona, periferia Nord di Reggio Calabria. Uno spazio di 400 metri quadrati acquistato e ristrutturato dall'associazione "Nuova Solidarietà" senza alcun finanziamento pubblico. La Casa è stata inaugurata nel 2004 e ha già ospitato oltre mille persone senza un tetto sulla testa, mentre la mensa, attiva 365 giorni l'anno, offre un pasto e un po' di conforto a quanti ne hanno bisogno. A Flora Sculco, il presidente di "Nuova Solidarietà" Fortunato Scopelliti ha spiegato che il Centro, oltre alle due sedi - Campo Calabro e Salice - e un parco verde attrezzato, ha predisposto anche un Centro d'ascolto (operante nel coordinamento dei Centri d'ascolto della Diocesi di Reggio-Bova) che è riuscito ad allacciare una fitta rete di relazioni con associazioni, parrocchie, gruppi, enti territoriali e istituzioni scolastiche, e distribuire viveri e indumenti quasi quotidianamente.

Al Centro fanno riferimento oltre 200 famiglie, che fruiscono sia del servizio di ascolto e segretariato sociale che del servizio in convenzione con il Banco Alimentare per la distribuzione di derrate alimentari. Completano l'architettura di questa rilevante "missione" laica un Centro d'incontro per anziani e bambini (oltre cinquanta ragazzini svolgono un percorso educativo ed attività ludico - formative con insegnati e personale specializzato) e un auditorium per conferenze, incontri e momenti di aggregazione.

Fortunato Scopelliti non ha però sottaciuto "le difficoltà che si incontrano nel dispiegare una solidarietà piena, specie quando si avverte la responsabilità di sostentare un Centro come 'La Casa della Solidarietà', che, nel tempo, si è fatto carico di immensi bisogni umani. Difficoltà - ha aggiunto - che sono aumentate anche perché siamo diventati meta per tantissimi, l'ultimo straccio di speranza per chi ha perso il proprio orizzonte spazio-temporale; e, al contempo, quasi una scuola di volontariato. Un punto di riferimento per i più bisognosi a cui riusciamo a dare risposte concrete in situazioni spesso d'emergenza: posti letto, servizi igienici, pasti, indumenti, ma soprattutto un'accoglienza familiare e fraterna, attraverso l'opera preziosa di soci e volontari che si dedicano con gratuità e amore. Tutto ciò, senza finanziamenti pubblici o rette statali e parastatali. Il nostro sforzo oggi è far riconoscere alle Istituzioni il valore sociale della 'Casa'. Tra le lungaggini della riforma del Terzo Settore, bloccata da un ricorso, e qualche porta chiusa – ha concluso Scopelliti - non allentiamo la presa e non alleggeriamo la tenacia per combattere una battaglia giusta e cristiana. Non molliamo!" A conclusione dell'incontro, la consigliera regionale ha sostenuto che "Non è possibile né accettabile che associazioni come questa non siano contemplate nell'agenda dei soggetti che la Regione e ogni altro ente pubblico supportano in base alla legislazione nazionale ed europea vigente. Il fatto che la 'Casa della Solidarietà', benché si adoperi con grande sollecitudine e ormai da molto tempo, non riceva alcun contributo pubblico, ha dello scandaloso. Ho visto e toccato con mano la passione e l'abnegazione dei tanti volontari della 'Casa della Solidarietà' che in silenzio, sospinti da una fratellanza che rifugge orpelli e aggettivi, si fanno carico di assistere gli ultimi della società. Esperienze così esaltanti di solidarietà autentica debbono indurre le Istituzioni pubbliche a sostenerle con ogni strumento. Non solo con le risorse che sono indispensabili per garantirne la continuità, ma anche con la formazione del personale alle prese con i complessi e spesso difficili problemi di chi, per le ragioni più svariate, ha perduto speranza e fiducia".